Pacifici: «Napolitano? Gronchi. Bersani? Facta»

28 marzo 2013 ore 14:18, intelligo
Pacifici: «Napolitano? Gronchi. Bersani? Facta»
«Il periodo attuale? Mi ricorda lo Scandalo della Banca Romana del 1892, durante il primo governo Giolitti: stesse manfrine, stesse ruberie, stessi difetti del ceto politico. Napolitano, poi, mi ricorda Gronchi, il suo noto decisionismo, e Bersani il debole Facta prima dell’avvento del fascismo, prima della marcia su Roma. E comunque, meglio il Risorgimento liberale che questa terribile, paludosa fase repubblicana». 
Anche gli intellettuali, gli operatori delle idee, dunque, si arrabbiano. In particolare, Vincenzo Pacifici, docente di storia politica italiana presso l’Università La Sapienza di Roma. E’ un esperto di sistemi elettorali e amministrativi. Ha scritto moltissimi libri. Un importante «fustigatore» mediatico delle «cose che non vanno». Come valuta l’attuale stallo politico-istituzionale, le consultazioni di Bersani, che oggi lascia o raddoppia, costretto a mendicare il consenso dei grillini, le ansie del capo dello Stato, il Pdl che urla e non picchia? «Tutto dipeso dalle urne. Dalla protesta degli italiani e qui non giudico il voto, e tutto dipeso dal sistema elettorale, e qui dico la mia, che continua a produrre un quadro politico instabile, diviso e ingovernabile. Bisogna decidersi ad abrogare il Porcellum. Basta, infatti, uno 0,4% per creare tutto il caos, la nebbia e le follie cui stiamo assistendo, da parte di Bersani che pretende di conquistare e occupare tutte le istituzioni». Crisi politica, ma anche morale, culturale? «Certamente. Le cause storiche vanno attribuite alla Dc che non ha combattuto in passato il relativismo, il materialismo e la progressiva secolarizzazione della società, lasciando al Pci l’egemonia culturale, la scalata nelle Università, l’editoria etc. Per non parlare degli effetti negativi del berlusconismo». Anche la Ue ha le sue responsabilità? «La crisi viene da lontano naturalmente, ma l’abbiamo rafforzata, potenziata con le nostre politiche nazionali sbagliate, dal debito pubblico alla cosiddetta finanza creativa». E la destra, scomparsa come nome e ridotta ai minimi termini in Parlamento, visto che il Pdl tornerà a chiamarsi Forza Italia, cosa dovrà fare, tornare ad An? «Deve partire una grande operazione di riunificazione delle destre sparse e diffuse nel Paese, prendendo il meglio di ciò che resta dei veterani, aprendosi al nuovo e ai nuovi, concentrandosi soprattutto sulle idee, sui valori non negoziabili della destra, evitando rimpatriate da reduci o trombati».
autore / intelligo
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