Il Papa contro i corrotti. E per i corretti? Solo giustizia italiana per Gotti Tedeschi, che intanto rompe il silenzio

28 marzo 2014 ore 18:30, Marta Moriconi
Il Papa contro i corrotti. E per i corretti? Solo giustizia italiana per Gotti Tedeschi, che intanto rompe il silenzio
Rileggendo il testo integrale e completo dell’omelia di papa Francesco sulla corruzione nella messa di fronte a politici e parlamentari del 27 marzo 2014, salta all’occhio una frase
: “Avevano abbandonato il gregge. E questa gente era peccatrice? Sì. Sì, tutti siamo peccatori, tutti. Tutti noi che siamo qui siamo peccatori. Ma questi erano più che peccatori: il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. E’ tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti”. Frasi forti che sicuramente Sua Santità Francesco, che ha vissuto l’esperienza della dittatura, e una tra le più dure come quella argentina, ha fatto sue con tanta energia proprio per scongiurare che la storia possa ripetersi (perché anche la democrazia può sperimentare derive autoritarie e populismo). Tornando a noi. Lanciato l’allarme, non è trascorso un giorno che Paolo Romani, in un tweet provocatorio o che ha colto la provocazione (fate voi), “ha risposto” al Papa così: “Mi dovete spiegare perché la politica italiana tutta, debba farsi prendere a schiaffoni dal Capo di una Chiesa che non ha meno problemi”.
Il Papa contro i corrotti. E per i corretti? Solo giustizia italiana per Gotti Tedeschi, che intanto rompe il silenzio
Una Chiesa che non ha meno problemi… e che si sta attivando a risolvere, però. Una Chiesa (gerarchia) che ha avuto i suoi scandali e che, non lo scopre certo Romani, ha conosciuto anche la corruzione. E infatti è una ferita che fa ancora male quella di Vatileaks. Intanto, mentre ci si domanda quando le “pulizie” in casa Vaticano saranno portate a termine, vale la pena sottolineare un dato: lo Stato ha, per così dire, battuto la Chiesa sul tempo almeno una volta (considerato che ultimamente la Chiesa è stata capace di eleggere un Papa in pochissimi giorni e in una situazione del tutto eccezionale; e che il Pontefice ha scelto quasi subito 8 consiglieri del “re” per cambiarla, mentre la Repubblica si era affidata ai saggi, più che altro saggisti). Di cosa stiamo parlando? Del Tribunale Penale di Roma, che in accoglimento della richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Roma, con decreto di archiviazione emesso in data 19 febbraio 2014, ha escluso ogni responsabilità dell'allora Presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi (defenestrato, vi ricorderete, dopo l’entrata in azione di una macchina del fango), nell’operazione che aveva portato nel 2010 la magistratura a sottoporre a sequestro 23 milioni di Euro dello IOR per la violazione della normativa anti riciclaggio. Quello che qui interessa sottolineare non è tanto quanto è stato rilevato (che per esempio, come si può leggere dal comunicato stampa dei suoi legali, “il banchiere era totalmente estraneo al modus operandi posto in essere dalla dirigenza operativa dell’Istituto, ma che ha chiaramente operato per raggiungere un regime giuridico improntato a criteri e regole tali da scongiurare il ripetersi dei comportamenti dei dirigenti dello IOR, omissivi ed ostativi all’adempimento degli obblighi di adeguata verifica rafforzata”, e che in sostanza “quanto è emerso dall’indagine della Magistratura è incompatibile con le contestazioni mosse al Presidente Gotti Tedeschi dai Consiglieri di Amministrazione dello IOR apparendo tali addebiti infondati e palesemente strumentali al fine di rimuoverlo dal suo incarico”),  ma che addirittura viene accertato che Ettore Gotti Tedeschi si è speso nell’adempiere al mandato ricevuto di accompagnare l’Istituto Vaticano nella White list, ottenendo anche importanti risultati in tal senso! Insomma, per ora solo lo Stato ha fatto giustizia e accertato la strumentale inconsistenza dei punti più rilevanti della sfiducia decisa dal board nei confronti del Presidente Gotti Tedeschi che è stato una vittima sacrificale in sostanza. Ora, forte del decreto di archiviazione, si legge nella nota citata, fa sapere: “Dopo un lungo periodo di silenzio ed attesa, ha incaricato i propri avvocati, adesso che la vicenda è stata chiarita da una ineccepibile indagine della magistratura italiana, di prendere una serie di iniziative in sede giudiziaria per reagire ai numerosi attacchi mediatici tesi a denigrare la propria figura umana e professionale,  essendo deciso a dimostrare anche per le vie giudiziali l’infondatezza delle accuse che gli sono state mosse dai Consiglieri al momento della sua estromissione”. E se è vero, come diceva il Beato Giovanni Paolo II, che non c'è pace senza giustizia, ora in molti aspettano quella della Chiesa.
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