Uomini in multiproprietà. L'identikit del maschio letale

28 novembre 2013 ore 9:01, intelligo
Uomini in multiproprietà. L'identikit del maschio letale
di Orietta Giorgio. Uno, nessuno e centomila, non è Pirandello ma l'uomo moderno... schizofrenico e sempre "in vendita". E' l'uomo in multiproprietà. Ma partiamo dall'inizio cioè dall'amore. E da una domanda: l’amore assoluto e la ricerca dell’altra metà della mela è utopia, sogno o una semplice idiozia? Gli uomini disorientati, confusi, privi di punti di riferimento tentano di arrangiarsi. Crisi del maschio moderno? Dicono sia colpa delle donne. Il sentimento diventa frammentato, sfilacciato, talmente diluito da non avere più consistenza.  Al punto da non essere amore. In questo scenario poco rassicurante nascono gli “uomini in multiproprietà”. Uomini che vivono più relazioni, che “appartengono” a più di una donna. E già la parola “appartenere” la dice lunga. Ecco l’identikit dell’uomo in multiproprietà:
  • Individuo cinico e disincantato.
  • Spesso ferito e apparentemente inconsolabile.
  • "Finto" latin lover, in realtà un debole che non riesce a stare da solo (…ma non erano le donne il sesso debole?).
  • Si vanta delle proprie conquiste, o con amarezza o con fierezza.
Come se l’amore fosse una merce da possedere. Qualcuno intuisce (ecco perché l’amarezza) che appartenere a qualcuno significa, in un certo senso, mercificare se stessi. La causa? La fantomatica “sindrome di Peter Pan”? Di uomini immaturi sembra essere pieno il mondo. Secondo un sondaggio condotto dal canale televisivo Nickelodeon i maschi raggiungono una certa maturità solo verso i 43 anni di età. Prima di allora sono infantili e pure orgogliosi. Connubio non incoraggiante. Immaturi o schizofrenici? In fondo il cardine della personalità schizofrenica riguarda l’instabilità emotiva. Frammentando loro stessi perdono coscienza del valore del proprio essere, non si riconoscono più, tantomeno riconoscono l’altro. Probabilmente si tratta di un involontario meccanismo di difesa. Si difendono dalla paura di essere inadeguati. “Se appartengo a tutte non sono di nessuna”, pensano spesso. E perdono così di vista l’essenza dell’amore. Ci chiediamo, come Socrate a Diotima: (…) S. Ma, allora, chiesi, chi sarebbe Amore? Un essere mortale? D. Ma niente affatto. S. Ma allora? D. Come nel caso precedente, qualcosa di mezzo, tra, il mortale e l'immortale. S. E cioè, Diotima? D. Un demone possente, Socrate, che come tutti i demoni, sta tra il divino e l'umano. S. E qual è il suo potere? chiesi.
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