La password della settimana è GUERRA

28 novembre 2015 ore 8:00, Paolo Pivetti

La password della settimana è GUERRA
“Non siamo in guerra, gli italiani non si sentono in guerra, guerra non lo considero un termine da usare”. Così il nostro ministro degli Esteri Gentiloni ci ha fornito una nuova proibizione: proibizione, s’intende, soltanto morale e psicologica, almeno per ora. Dopo il divieto Onu su zingari, immigrati clandestini e compagnia, dopo la censura boldriniana su emergenza immigrazione, eccola qui, la nuova dissuasione per una parola e un concetto che pur vediamo aleggiare sulla realtà d’oggi.

Sarà forse una questione di purismo? Tra tutte le parole che la nostra lingua madre latina ci ha trasmesso infatti, non c’è la parola guerra. È una parola di origine germanica, il che sembra perfettamente in carattere: viene dall’alto tedesco wèrran attraverso il francone wèrra. I nostri antenati latini parlavano invece di bellum; e ci hanno lasciato comunque in eredità una massima che è un prezioso distillato di saggezza: Si vis pacem, para bellum. Traduzione: Se vuoi la pace preparati alla guerra. Ricordiamola sottovoce, senza farci sentire dal ministro Gentiloni. Bellum o wèrra che sia, nessuno dei popoli che hanno costruito la Grande Storia, esitava a pronunciarne la parola, che la combattessero con le mazze o con le lance, con le sciabole o con le alabarde. Nessuno esitava così come esitiamo noi, e non solo da oggi. Anche se fatte coi fucili e coi cingolati, le nostre missioni militari sono da tempo missioni di pace. In questa ipocrisia perbenista l’Onu, vera e propria torre di Babele degli eufemismi, ci dà man forte fornendoci la copertura di parole come peace-keeping o addirittura peace-enforcing.

Ma allora, dobbiamo prepararci o no a combattere una guerra contro i carnefici dell’ISIS?I Francesi li bombardano, dunque fanno già la guerre; gli Inglesi stanno per entrare e fare anche loro the war; i Russi ancor più decisamente e da primi li combattono: non si sottranggono alla voyna, anche se gli Stati Uniti tentano di sgambettarli approfittando dei missili turchi.

Ma noi? La risposta di Renzi non si fa attendere: contro il terrorismo, due miliardi di euro per finanziare più sicurezza e più cultura: “Immaginano il terrore, noi rispondiamo con la cultura. La bellezza è più forte della barbarieCi sarebbe da restare allibiti se non ci venisse in soccorso la lettura che di questa decisione dà il rottamato D’Alema: “L’Italia non è una grande potenza: o riesce a giocare un ruolo internazionale sulla base di un’iniziativa politica, come a volte è successo in passato, o sta al proprio posto e tiene un profilo basso. Mi sembra sia questa la scelta dell’attuale governo. Forse anche con una certa saggezza”. Grazie, d’Alema, ma che boccone amaro ci tocca mandar giù.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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