Ankara chiama Mosca e il dopo-Parigi si fa in salita: le interviste della settimana

28 novembre 2015 ore 16:51, intelligo
Ankara chiama Mosca e il dopo-Parigi si fa in salita: le interviste della settimana
Tensione altissima, anche via telefono. Turchia e Russia sul filo del rasoio. Il jet russo abbattuto dagli F-16 di Ankara è la notizia che fa restare il mondo col fiato sospeso, a dieci giorni dalle stragi e dai morti di Parigi, con un terrorista-fantasma armato in fuga che non si trova, con Bruxelles in coprifuoco, Tunisi in stato di emergenza, il Mali devastato dall’autobomba davanti all’hotel dei diplomatici e l’Isis che ‘spara’ sui social i suoi video del terrore.
 
ANKARA CHIAMA MOSCA. Erdogan prova a ricucire lo strappo con Putin, anche se lo fa una settimana dopo l’abbattimento del ‘caccia’ russo che, secondo la versione turca, avrebbe violato lo spazio aereo. Ankara chiama ma Mosca non risponde. Il presidente turco ha telefonato a quello russo per un chiarimento che suona anche come tentativo di riallacciare un minimo di rapporti, ma dall’altro capo il telefono squilla a vuoto. E’ il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, a spiegare che di “questa richiesta” il presidente russo “è stato informato”. Come dire: no, grazie. Il motivo del diniego, fanno filtrare dal Cremlino, è la “mancanza di prontezza da parte turca a porgere le scuse più elementari”. Insomma, Putin risponderà al telefono solo se prima dello squillo arriveranno le scuse ufficiali di Erdogan. 

EFFETTI E SCENARI. Dove porta lo strappo tra Turchia e Russia? E soprattutto: quali scenari, il ruolo della Nato, cosa succede da qui alle prossime settimane? Intelligonews ha girato gli interrogativi ad esperti e analisti che si occupano di politica estera e che le mosse dei leader internazionali le sanno leggere in controluce, spesso anticipando gli eventi. Toni Capuozzo, giornalista e inviato di guerra, prevede che dovremo “prepararci a una stagione lunga” e al tempo stesso rileva la “fragilità dell’accordo Russia-Usa”. Il punto di vista di Massimo Fini, giornalista e scrittore, è molto pragmatico: “Tutti questi avvenimenti rappresentano un regalo all’Isis. Ora, andrebbe puntellato Assad o ci sarà una guerra diversa”. Netta e impietosa l’opinione del giornalista ed esperto di questioni internazionali Maurizio Blondet secondo cui “non si capisce se combattiamo l’Isis o Assad”. Il filosofo Diego Fusaro non ha dubbi quando dice che “la Russia ha subìto un attacco ingiustificato che non credo sia stato casuale” e arriva a prevedere che “la paura diventerà strumento di dominio politico”. Il ruolo centrale di Mosca nello scacchiere internazionale torna nell’analisi di Souad Sbai (LN) convinta che l’Europa “deve aprire alla Russia e chiudere subito a Turchia e Arabia”. Giulietto Chiesa, giornalista e scrittore, mette in fila quelle che considera "le incongruenze di quella notte a Parigi" durante gli attentati terroristici e avanza una previsione sulla Germania. 

Guerino Nuccio Bovalino, sociologo e ricercatore CEAQ alla Sorbonne, guarda dentro la Francia e mette sotto la lente due “fragilità”: Identità e iper-laicismo ammonendo sul fatto che “sta prendendo piede la ‘grande sostituzione’”, richiamandosi alla teoria dell’intellettuale Renaud Camus. Esiste un’estetica della guerra? Per Stefano Zecchi, docente di Estetica all’Università di Milano, “l’Isis esalta l’estetica del brutto”, mentre l’Occidente rivela la sua “ipocrisia”. La settimana che si è appena conclusa lascia il segno tra paure, interrogativi, scenari, indagini. Ma non ci sono ancora risposte definitive. 

LuBi
autore / intelligo
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