Renzi si gioca tutto con il "rischio governo tecnico": il toto-nomi

28 novembre 2016 ore 9:19, Andrea De Angelis
Renzi a "Domenica live" agita un fantasma, strategia nota a un pubblico attento: quella del governo tecnico. Che nell'immaginario collettivo vuol dire lentezza, confusione, insomma "governicchio" (altro termine usato ripetutamente dal premier la scorsa settimana per sostenere le ragioni del Sì). 

La campagna referendaria entra nel vivo, tra una settimana a quest'ora sapremo già se ha vinto l'una o l'altra parte. Il rischio è di avere un Paese diviso sulla riforma della Costituzione, laddove la stessa dovrebbe per definizione unire. Come divisi ieri da Barbara d'Urso sono stati Renzi e Berlusconi, con il primo abile a rivendicare quanto fatto in questi mille giorni e l'altro a sottolineare come nella sua storia politica abbia presi 200 milioni di voti, contro i "112 mila" ottenuti dall'attuale inquilino di Palazzo Chigi nelle elezioni comunali fiorentine. 

Renzi si gioca tutto con il 'rischio governo tecnico': il toto-nomi
Ma se davvero si dovesse arrivare al governo tecnico, quali sarebbero i nomi? C'è chi è pronto a mettere la mano sul fuoco che ad essere scelto dalla prima carica dello Stato sarebbe proprio il suo vice, ovvero il Presidente del Senato Piero Grasso. Non certo un nome vicino a Renzi, ma che Mattarella potrebbe fare per il suo forte senso delle istituzioni. Si parla anche del ministro dell'Economia Padoan, ma questa opzione appare decisamente più remota. E c'è anche chi invoca un nome conosciutissimo e prestigioso come quello di Mario Draghi, ma appare improbabile che possa lasciare il suo attuale incarico per tuffarsi in una delicatissima avventura governativa. 

Infine, punto da non sottovalutare, la possibilità di andare al voto ad aprile è comunque alta. Se da un lato dovesse vincere il No, infatti, per evitare un governo tecnico si potrebbe optare per legge elettorale e voto anticipato di 12 mesi. Ma anche in caso di vittoria del Sì, con un Senato di fatto sfiduciato dagli italiani, Renzi probabilmente sceglierebbe la via delle urne già in primavera. Dunque lo spauracchio iniziale sembra poco credibile proprio in questo senso.
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