La partita Iva si chiude da se dopo 3 anni: via le sanzioni dal 2017

28 novembre 2016 ore 14:02, Luca Lippi
Troppo spesso, ma soprattutto per incompetenza che non in tutti i casi è una cosa deprecabile, tanti contribuenti aprono la partita Iva con l’intento di avviare un’attività in proprio, e poi, nel momento in cui trovano un impiego o semplicemente non valutano più conveniente l’esercizio dell’attività, smettono e non chiudono la partita Iva. In questo caso, tecnicamente la Partita Iva si definisce ‘dormiente’.
Cosa si deve fare in caso di cessazione attività?
Quando la partita Iva diventa inattiva occorre comunicare la chiusura della propria Partita Iva e la cessazione della propria attività lavorativa all’anagrafe tributaria.
È un onere di cui non tutti i titolari di partita Iva sono a conoscenza (ma i professionisti che seguono il contribuente si). 
Statisticamente, è stato rilevato che molti contribuenti sanzionati non sanno nemmeno di avere una partita Iva aperta a proprio nome (non sono rari i casi di partite Iva aperte online con falsa documentazione a nome di persone ignare.
Con l’entrata in vigore del Decreto Fiscale, dal 2017 le norme che regolano la materia cambieranno, per questioni di gestione più fluida, tutte le partite Iva inattive da tre anni saranno chiuse d’ufficio senza applicazione di sanzione.

La partita Iva si chiude da se dopo 3 anni: via le sanzioni dal 2017
Per quanto riguarda il regime sanzionatorio, il contribuente che omette la presentazione della dichiarazione di cessazione e che non fornisca adeguate motivazioni all’Agenzia, è tenuto al pagamento di una sanzione che può oscillare tra 500 e 2.000 euro. 
L’iscrizione a ruolo della sanzione non è invece eseguita se il contribuente provvede al pagamento dell’importo dovuto entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione sopra citata. 
L’ammontare della sanzione viene ridotto ad un terzo del minimo (ossia 167 euro).
C’è da dire che rarissimamente è stata richiesta la sanzione per le partite Iva dormienti, anche se in alcuni casi la burocrazia appare scevra di buon senso, in concreto i funzionari dell’agenzia delle entrate hanno sempre valutato nel giusto modo la non comunicazione della chiusura delle Partite Iva da parte di contribuenti che nella maggior parte dei casi hanno commesso errori del tutto ininfluenti dal punto di vista fiscale.
Il fatto stesso che non fosse prevista l’iscrizione a ruolo (passaggio a Equitalia) sottolinea la valutazione reale ‘della dimenticanza’.
Il pacchetto semplificazioni invece elimina le sanzioni previste per l’omessa dichiarazione di cessazione di attività a fini Iva, togliendo questa fattispecie da quelle soggette a sanzione ai sensi del citato articolo 5 del Dlgs 471/1997. 
In altre parole, le partite Iva inattive da almeno tre anni, saranno chiuse e cancellate dalle Entrate in automatico senza nessuna sanzione per il titolare. 
Questo significa che il contribuente, non dovrà pagare la sanzione di 500 euro, o la riduzione a 167 euro per i pagamenti pervenuti entro 30 giorni dalla notifica.
Solo una riflessione, ma se non ci sono più sanzioni e se dopo tre anni le Partite Iva dormienti verranno chiuse d'ufficio, a chi conviene chiudere la Partita Iva? 

autore / Luca Lippi
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