Prezzo petrolio, caso Opec: il taglio dell'offerta in mano a Putin

28 novembre 2016 ore 14:59, Luca Lippi
L’Agenzia internazionale dell’energia, lancia l’allarme sulla produzione del petrolio. Poiché non tutti aderiscono alla riduzione della produzione di petrolio , ogni tentativo di accordo per far aumentare il prezzo del petrolio raggiunto dall’Opec potrebbe essere vanifiacato.
Ma qual è il motivo del crollo del prezzo del petrolio?
Il prezzo del petrolio è influenzato da molti fattori, ma alla base permane l’interazione fra domanda e offerta e i dati mettono in chiaro una cosa: l’offerta è cresciuta più della domanda e oltretutto la domanda appare debole per una situazione economica che non dà indicazioni di un ritorno a stagioni di crescita come nel passato. 
Le stime sono negative sin dallo scorso anno, e non sono migliorate nell’anno in corso.
La crescita dell’economia americana, l’Eurozona è ferma, il Giappone pure e la Cina sembra un treno sempre più in fase di decelerazione. In buona sostanza, diminuendo la voracità di energia diminuisce anche il prezzo.
I prezzi bassi per i prodotti energetici sono un fatto positivo, ma non se lo sono per effetto di una crisi economica e questo spiega perché il crollo del petrolio non ha dato entusiasmo alle Borse, anzi le ha depresse. In conclusione, la capacità produttiva mondiale di petrolio è cresciuta troppo, mentre la domanda ha continuato a crescere troppo poco.
A questo punto bisogna fare pressione sui Paesi produttori che non aderiscono ‘al cartello’. 
Secondo quanto riportato dall’Ansa, la missione diplomatica targata Opec a Mosca per provare a convincere la riluttante Russia a tagliare la propria produzione di greggio è in rampa di lancio.
La necessità di capire quali sono le intenzioni dei produttori russi prima pianificare una strategia è fondamentale.

Prezzo petrolio, caso Opec: il taglio dell'offerta in mano a Putin

Il vertice Opec è fissato per mercoledì 30 novembre a Vienna, per definire i termini del primo taglio dell'output in 8 anni. I primi tre produttori del cartello, Arabia Saudita, Iraq e Iran rimangono infatti ancora divisi su come distribuire la riduzione del prodotto. Mentre la Russia finora ha resistito alle richieste dell'Opec di partecipare al taglio.
Un nuovo freno al taglio arriva dalla Libia: la sua situazione economica impedisce di prendere parte ai tagli della produzione che potrebbero venire decisi in sede Opec "almeno nel prossimo futuro". 
Lo ha dichiarato, secondo quanto riporta Bloomberg, il presidente della National Oil Company libica, Mustafa Sanalla. La Libia ha più che raddoppiato la sua produzione di greggio a circa 600.000 barili al giorno da quando diversi porti per la spedizione del petrolio sono stati sbloccati a settembre. Ma l'output rimane decisamente sotto gli 1,6 milioni di barili giornalieri che la Libia produceva prima delle rivolte del 2011.  
La sostanza è che si potrà sperare in una stabilizzazione del prezzo, piuttosto che a una ripresa delle quotazioni veramente interessante, piuttosto si potrà innescare una risalita esclusivamente indotta dal fatto che per continuare ad estrarre c'è bisogno di energia e poiché l’energia è sostenuta dal prezzo del petrolio, gioco forza il prezzo del barile tendente a scendere per i motivi di cui sopra, tenderà a rimanere stabile più che salire. 

autore / Luca Lippi
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