La password della settimana: Post-verità

28 novembre 2016 ore 15:56, Paolo Pivetti
Che nella politica, come negli affari e in quasi tutti i settori dell’attività umana, si tenda ad alterare i dati oggettivi della realtà a proprio vantaggio, non è una gran scoperta. E certamente non è una scoperta di oggi, l’uomo l’ha sempre fatto, e probanilmente ne faceva buon uso sin da quando viveva nelle caverne. Racconta la Bibbia che Mosè discese dal Monte Sinai portando con sè le tavole di pietra su cui era impresso, tra gli altri comandamenti del Decalogo, anche questo: “Non dire falsa testimonianza”, e ciò a riprova di quanto la tentazione di modificare la versione dei fatti a proprio vantaggio fosse sin d’allora difficile da vincere.
Ma oggi è arrivato l’Oxford English Dictionary a svelarci i misteri della vita, e a designare, come parola dell’anno, il termine post-truth, che noi traduciamo post-verità. Strano termine, che l’illustre dizionario definisce così:“denota o si riferisce a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel formare la pubblica opinione degli appelli a emozioni e delle credenze personali.” Cioè?
Per quanto vellutata e perbenisticamente involuta, la definizione sembra dire che, stringi stringi, la post-verità è in sostanza, e semplicemente, una bugia: ed ecco che l’attualità della bugia, così accademicamente e inglesemente nobilitata, corre sulla bocca di tutti. Stando ad esperti, l’uso del termine post-verità, soprattutto, nel’originale, post-truth, è cresciuto in misura esponenziale nel corso del 2016.
Ma di quante post-verità è lastricato il cammino della Storia! Quante post-verità avrà raccontato Giulio Cesare nel suo De Bello Gallico; o Napoleone alle sue truppe per motivarle ad epiche battaglia; o Colombo alla regina Isabella per farsi armare tre caravelle! E allora? Le cause dell’improvviso emergere di questo eufemismo politically correct sembrerebbero misteriose, se non fossero fin troppo chiare. Lasciamole esporre a un qualificato esperto, una firma importante del Corriere della Sera, Pierluigi Battista: “Secondo gli Oxford Dictionaries, post-truth, post verità, è diventata l’espressione chiave di un anno che ha conosciuto una dopo l’altra, secondo una sequenza da brivido, la sorpresa Brexit e la sorpresa Donald Trump. E cosa accomunerebbe le due sorprese? La scoperta che il consenso di massa è sempre più incardinato su informazioni non veritiere, se non deliberatamente falsate, che però vengono considerate vere malgrado la loro dimostrabile infondatezza.”
Ecco dunque trovata la spiegazione dell’arcano: il volere del popolo, cioè in sostanza la democrazia, non va più tanto bene quando si esprime contro le aspettative e i programmi dei salotti buoni. Urgeva trovare una definizione che, per quanto contorta, ristabilisse il confine tra buoni e cattivi. 



autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]