Giro (Pdl): «Renzi fa l'uomo di destra, ma vuole solo scalzare Letta»

28 ottobre 2013 ore 13:33, intelligo
di Claudia Farallo
Giro (Pdl): «Renzi fa l'uomo di destra, ma vuole solo scalzare Letta»
«Un fritto misto»
. E' questo, in sintesi, il giudizio di Francesco Giro, senatore Pdl intervistato da IntelligoNews, sul programma di Matteo Renzi. «Certamente ammicca al nostro elettorato, quando parla di liberalizzare lo Stato» o delle tasse che «gravano in maniera sproporzionata sul pubblico impiego e sul lavoro autonomo e dipendente», fa notare Giro. Ma sulla candidatura a premier di Renzi sottolinea: «Sarà più un problema per il Pd che per il Pdl, perché immagino che, se queste sono le intenzioni di Renzi, lui strumentalizzi la segreteria del Pd per scalzare Letta. Quindi è un problema innanzitutto di Letta». Quanto c’è di destra, di sinistra e di centro nel programma di Renzi? «È un po’ un misto fritto. Quello di liberalizzare lo Stato, ovvero le aziende che più o meno in maniera impropria prosciugano le risorse pubbliche, è un nostro cavallo di battaglia. Quando dice che le tasse gravano in maniera sproporzionata sul pubblico impiego, alla fonte, e sul lavoro autonomo e dipendente, è un’altra sfida nostra. Quindi certamente ammicca al nostro elettorato. Ma si dovrà anche vedere la credibilità dei suoi alleati, perché si trova a dover mettere insieme tanti pezzi della sinistra radicale ed estremista insieme a quella più moderata». Qual è la vostra opinione sulla legge elettorale proposta da Renzi? «È necessario fare una riforma complessiva della Costituzione, sotto il profilo della forma di Stato e di governo, e poi procedere alla legge elettorale. Le due cose non possono essere scisse se si vuole una riforma profonda come quella che anche Renzi propone. Dobbiamo passare da un sistema parlamentare a uno presidenziale o di premierato forte. Abbiamo manifestato aperture sul sistema a doppio turno, ma con una contestuale riforma della forma di Stato che preveda l’elezione diretta del presidente della Repubblica». Le attuali fibrillazioni nel Pdl possono rappresentare un assist per il progetto di Renzi di recuperare voti dall’elettorato deluso di centrodestra? «È il candidato favorito del Pd per diventare segretario, quindi non facciamo accelerazioni. Lui farà il segretario e vediamo cosa saprà fare. Qui chiacchierano tutti. Certo è che lui si propone come candidato premier, credo che pensi più a quello. Quindi sarà più un problema per il Pd che per il Pdl, perché immagino che, se queste sono le intenzioni di Renzi, lui strumentalizzi la segreteria del Pd per scalzare Letta. Quindi è un problema anzitutto di Letta». Cicchitto vede il rischio di un’estremizzazione del partito. «Rispetto le posizioni di tutti, ma credo che ci sia una valutazione ingenerosa per il Pdl e Fi. Siamo un largo schieramento di centrodestra che vuole rimanere unito, però per fare delle cose. Non possiamo accettare di sostenere un governo che evita di risanare i conti pubblici e non fa nulla per diminuire il carico fiscale che grava enormemente ancora sui cittadini». Legge di stabilità e Legge Severino sono muri portanti dell’esecutivo? «Certo. Se la legge di stabilità non verrà completamente riscritta non potremmo continuare a sostenere questo governo. Lo stesso Enrico letta ha disconosciuto questa legge, in quanto ha detto a Camera e Senato di modificarla e di mantenere i saldi invariati. Noi ci impegneremo per modificarla e approvarla al più presto. Non sarà più la legge Letta-Alfano, ma la Berlusconi-Letta».

Se il Senato votasse per la decadenza di Silvio Berlusconi?

«Il governo non riuscirà a vivere, perché dobbiamo uscire dall’ipocrisia e dai balletti. Sarebbe un fatto politico troppo traumatico». Traumatico per chi? «Per il governo, che può cadere. Ma anche per noi. Ciascuno di noi sarà chiamato a fare una scelta». Il Pdl rischierebbe una separazione? «Sì. Mi sembra incredibile pensare che molte persone che io conosco da tanti anni, che adesso semplificando chiamiamo colombe, prima chiedevano tutto a Berlusconi. I ministri sono persone validissime, ma è grazie a Berlusconi se sono lì. Grazie a Berlusconi persona, grazie a Berlusconi candidato leader, grazie ai voti di Berlusconi. Mi sembra incredibile che possano votare per sostenere questo governo contro la volontà di Berlusconi perché la volontà di Berlusconi è chiara: “Non posso sostenere un governo che mi odia”». Quindi è reale il rischio di scissione? «Noi rimarremo senz’altro uniti a Berlusconi. Spero che lo facciano anche coloro che adesso sostengono a spada tratta e a prescindere un governo inconcludente. Il problema è che noi abbiamo di fronte non un governo di fuoriclasse, ma di pasticcioni, persone che galleggiano. Un governo che ha deciso di non decidere. Un governo abbastanza deludente. È inutile che Letta giri l’Europa parlando le lingue e facendo battute abbastanza discutibili come quella alla Sorbona di Parigi, dicendo che in Italia ci si diverte sempre. Ci si diverte con 100mila imprese che chiudono ogni anno, con 6 milioni di disoccupati, con 9 milioni e mezzo di persone in povertà relativa e 4,8% in povertà assoluta? La situazione è molto grave. Letta invece di girare l’Europa dovrebbe stare a palazzo Chigi a correggere questa legge che doveva fare lui, non noi. La legge di stabilità è una prerogativa che ha il governo, da aprire poi alla Camera e al Senato, ma insomma con delle proposte serie. Invece ci toccherà riscrivere completamente la legge in fretta. Sarà un grande sforzo, ma lo faremmo e cercheremo di metterci una toppa». C’è una corsa all’ultima firma tra lealisti e ministeriali per suggellare, o al contrario scongiurare, il passaggio a Forza Italia? «Mi sembra incredibile si possa andare al Consiglio nazionale trasformandolo in un congresso, dove ci siano fratture. Credo che il consiglio, se ci sarà perché non è detto che venga convocato, debba avvenire nello spirito dell’unità. Se invece lo riduciamo a un congresso dove volano gli stracci credo che non verrà celebrato mai. Forza Italia è stata voluta da Berlusconi, come il Pdl. Giovanardi deve tutto al Pdl e soprattutto deve tutto a Berlusconi e al discorso del predellino, quindi è inutile che ci venga a raccontare che il Pdl è nato dopo un grande confronto: è stata una scelta del leader, indovinata. Se la contesta, la contesti, ma poi non si può arrogare il diritto di dire che è tra i fondatori del Pdl. Il fondatore del Pdl, come di Fi, è Silvio Berlusconi, con i suoi voti». La raccolta firme è partita? «Non mi pare ci sia questa frenesia. Ci sono dei documenti che verranno presentati, ma adesso vediamo. Il Consiglio nazionale deve ratificare delle decisioni del Consiglio di presidenza con una maggioranza qualificata di due terzi. Ma solo se ci sono delle condizioni politiche. Altrimenti è meglio che ciascuno si assuma la propria responsabilità, prima di strumentalizzare il Consiglio nazionale per fini che non sono lodevoli». Quindi si cerca un accordo più ‘diplomatico’? «Ma certo. Una soluzione per arrivare con dignità, con onore e con decoro al Consiglio nazionale. Perché gli elettori ci guardano, non possiamo prenderci gioco di loro».  
autore / intelligo
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