Immigrazione, bilancio, sanzioni alla Russia: fare cose di destra si può (solo se sei francese e di sinistra)

28 ottobre 2014 ore 14:01, Adriano Scianca
Immigrazione, bilancio, sanzioni alla Russia: fare cose di destra si può (solo se sei francese e di sinistra)
Si è sempre detto (a ragione) che l'Ue fosse a guida tedesca, ma anche francese. E se ora da Parigi arrivasse invece la spallata finale all'Europa? Forse le cose andranno in modo meno apocalittico, ma di sicuro da un po' di tempo a questa parte l'Eliseo mostra una certa tendenza a smarcarsi dalle direttive di Bruxelles, forse a causa dei sondaggi disastrosi o magari per l'effetto Marine Le Pen. L'ultimo moto di indipendenza riguarda l'immigrazione. Un disegno di legge proposto dal governo socialista di Manuel Valls, infatti, prevede di tenere fuori dai confini nazionali quegli individui con la fedina penale sporca ma anche “qualsiasi cittadino di uno stato membro dell'Ue o a qualsiasi membro della famiglia di un tale individuo che rischia di causare problemi”. Un vero affronto al principio comunitario della libera circolazione. E, a ben vedere, un provvedimento chiaramente di destra (anche se si tratta di quelle cose che la destra non può fare, pena l'accusa eterna di razzismo). Ma anche sulla vicenda dei rapporti commerciali con la Russia, oggi sotto sanzioni per le vicende ucraine, Parigi sembra mostrare un atteggiamento quanto meno disinvolto. È di ieri, per esempio, la notizia che la Francia consegnerà la prima portaelicotteri Mistral alla Russia nelle prossime settimane. La controversa commessa è stata firmata a giugno 2011 e prevede la consegna di due navi per un valore di 1,2 miliardi di euro. A settembre, tuttavia, il presidente Hollande aveva minacciato di bloccare l'affare proprio a causa delle sanzioni contro Mosca. A quanto pare l'Eliseo ha cambiato opinione. Così come aveva modificato, con una decisione clamorosa, la sua linea circa gli angusti paletti economici di Bruxelles quando, a inizio ottobre, il ministro delle Finanze Michel Sapin aveva fatto sapere che il suo governo si rifiutava di adottare nuove misure di austerità, prevedendo un deficit che quest'anno si attesterà al 4,4% del Pil, l'anno prossimo si restringerà al 4,3%, nel 2016 scenderà al 3,8% e solo nel 2017 andrà al 2,8%, cioè sotto il tetto del 3% fissato dai parametri europei. Una serie di spallate non indifferenti alla già traballante architettura europea, quindi. Siamo all'inizio della fine della Ue? O forse, più prosaicamente, siamo di fronte a una delle caratteristiche essenziali di questa Europa, ovvero il fatto che c'è chi può e chi non può, chi è libero e chi no, chi i parametri li deve rispettare per forza e chi no?  
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