Dopo Cofferati e D'Alema anche Bersani: ultimo necrologio al Pd

28 ottobre 2015, Andrea De Angelis
Dopo Cofferati e D'Alema anche Bersani: ultimo necrologio al Pd
"La crisi del Pd cammina su queste due gambe: isolamento e inconsistenza.
Sono due facce della stessa medaglia". Lo ha detto l'ex segretario Pier Luigi Bersani in un'intervista alla rivista online di teoria e politica Pandora, nella quale afferma la necessità di "una battaglia politica" sul tema del partito e di ricomporre un "dialogo con le parti sociali". 

Sulle liberalizzazioni, poi, Bersani ne chiede di vere, "che poco hanno a che vedere - dice - ad esempio, con quelle varate dal Governo. Chiariamolo una volta per tutte. Liberalizzare - afferma l'ex segretario dem - è di sinistra quando sviluppa le forze produttive e affida lo scettro al cittadino lavoratore e consumatore; liberalizzare è di destra quando molla le briglie del capitale in situazioni protette". Per Bersani è inoltre poi necessario "tradurre l'antipolitica in una sfida radicale di cambiamento, sociale e liberale: onestà, libertà, socialità, solidarietà, attaccando dei punti forti di senso comune con radicalità",
"Il discredito della politica - afferma - ha dato la stura ad una nuova fase in cui è cominciato un nuovo messaggio antipolitico, personalistico e demagogico: il berlusconismo ha conformato l'immaginario, riducendo la politica a demagogia, tifoseria o rabbia impotente. Questa fase, che ha comportato l'estrema personalizzazione e l'impronunciabilità della parola partito, ha generato fenomeni che hanno mescolato sempre politica ed antipolitica. Anche noi, io stesso, abbiamo dovuto concedere qualcosa a questo sentimento". 

Dopo Cofferati e D'Alema anche Bersani: ultimo necrologio al Pd
Il messaggio è chiaro. Se anche con Renzi diventerà sempre più difficile pronunciare la parola partito, allora la fine del Pd è dietro l'angolo. Solo questione di tempo. 

Del resto prima di Bersani erano stati altri a lanciare un messaggio simile. Un epitaffio era arrivato ad esempio da Massimo D'Alema che, per farlo, scelse lo scorso settembre la Festa dell'Unità di Firenze. Un luogo simbolico e una città non casuale, quella in cui, di fatto, Renzi non solo è cresciuto, ma ha avuto le sole responsabilità politiche prima del doppio salto al Nazareno e a Palazzo Chigi. 
"Non è un fatto positivo che premier e segretario del Pd siano la stessa persona, il partito è abbandonato a se stesso e sta deperendo. Non è un bene nemmeno per il governo", disse allora l'ex premier. 
All'inizio del 2015, invece, era stato Sergio Cofferati ad affondare contro Renzi e il suo Pd dopo le dimissioni, legate al caso delle primarie in Liguria. "Vedo che Renzi va in televisione a darmi dell'ipocrita, che i vicesegretari bollano come inspiegabile e ingiustificato il mio addio al Pd. Solo insulti e offese. Se un partito, invece di chiedersi le ragioni delle dimissioni di uno dei suoi fondatori, reagisce così, siamo alle frutta. Anzi, ormai al digestivo", dichiarò allora a La Repubblica.


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