Consiglio di Stato, Deodato in croce: quando la "radiografia" del giudice vale solo per i cattolici

28 ottobre 2015, Fabio Torriero
Consiglio di Stato, Deodato in croce: quando la 'radiografia' del giudice vale solo per i cattolici
C’è tweet e tweet. Chi decide quello giusto e quello indecente, da esecrare, cassare? Ovviamente il Corriere della Sera (articolo a firma Alessandra Arachi). Quotidiano blasonato che oggi ha evidenziato le “simpatie social” di Carlo Deodato, reo di aver redatto la sentenza del Consiglio di Stato che (apriti cielo), ha osato bocciare la trascrizione dei matrimoni gay. Rendendo nulle tutte le iniziative “arcobaleno” dei sindaci, Marino in testa.

Carlo Deodato sulla gogna, colpevole di essere cattolico. E soprattutto, colpevole di flirtare sulla rete con gli “ultra-cattolici”, tipo Manif Pour Tous, diventata Generazione Famiglia, e anche le “Sentinelle in piedi”.

A proposito, ci dovrebbero spiegare, una volta per tutte, cosa vuol dire il termine: o si è cattolici o non si è. La dicotomia “ultra cattolici-cattolici democratici” è ridicola e imbecille.

La verità che ne consegue è che c’è il tweet politicamente, culturalmente e religiosamente corretto.

Ecco perché la levata di scudi contro Deodato è da dittatura del pensiero unico:

1) La sentenza del Consiglio di Stato è coerente con la legge e con la nostra Costituzione (non esistono matrimoni gay, i matrimoni sono tra un uomo e una donna). Accostare il tema e le scelte cattoliche di Deodato è puramente pretestuoso, strumentale e ideologico;

2) Se cominciamo ad approfondire, a fare la radiografia ad ogni giudice che emette le sentenze, distinguendo tra magistrati obiettivi e magistrati laicisti, giacobini, di sinistra, di Magistratura Democratica, non si salva nessuno e sarebbero inficiate quasi tutte le sentenze;

3) Sempre il Corriere della sera di oggi (a firma Ilaria Sacchettoni) scrive, date le scelte del diretto interessato, “si rafforzano i sospetti di una sentenza di parte”. Idem come sopra;

4) Deodato, infine, al di là della sua legittima formazione religiosa e personale, si è comunque espresso “secondo la legge”, non “contro la legge”. Le sue scelte personali sono in coerenza col dettato costituzionale e con le leggi dell’ordinamento italiano che nega, lo ripeto, la legalità e la legittimità della trascrizione dei matrimoni gay. Se avesse detto il contrario, allora , magari, sarebbero stati problemi. Inciso: che dire delle tante Boccassini, che trattando processi contro Berlusconi, si sono espresse politicamente contro il Cavaliere a dibattimento in corso, evidenziando un chiarissimo pregiudizio ideologico? Per loro non è mai scattata la macchina del fango e il sospetto. Naturalmente.

Messaggio: la coerenza e il coraggio di Deodato, servono pure da monito e da esempio per quei cattolici che non affrontano mai la battaglia di petto contro il laicismo dilagante, contro il gender; e che, in omaggio ad una malintesa interpretazione del bergoglismo, non si contrappongono (e quindi, non si pongono), chiusi nella loro superiorità misericordiosa, buonista e tollerante; cattolici che, ovviamente, hanno considerato inopportuni i tweet di Deodato.

Non c’è niente di peggio del fuoco amico.
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