Siria,quella voglia di Obama di superare Putin: pronte le truppe di terra

28 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Siria,quella voglia di Obama di superare Putin: pronte le truppe di terra
Gli Stati Uniti hanno deciso di ripensare completamente la strategia in Siria per la lotta all’Isis. 
In Siria ma anche in Iraq da dove ogni giorno arrivano le notizie di nuovi massacri e di orrendi crimini compiuti dai miliziani del Califfato contro i prigionieri caduti nelle mani degli spietati tagliagole. 

La strategia degli Usa sarebbe quella di intensificare  i bombardamenti aerei ma senza escludere nel contempo operazioni militari sul terreno: lo ha riferito il capo del Pentagono, Ashton Carter, durante l'audizione davanti alla commissione Forze Armate del Senato che lo ha visto protagonista insieme al comandante dello stato maggiore interforze, generale Joseph Dunford.

"Non esiteremo ad appoggiare le forze locali, in quanto alleati capaci, negli attacchi mirati contro l'Isis, oppure ad attaccare direttamente, con incursioni dal cielo o agendo in prima battuta sul terreno", ha spiegato Carter. 

Dunque l’America si sta rendendo conto che la strategia portata avanti fino ad oggi non ha prodotto alcun effetto concreto? Meglio tardi che mai, ma è molto più probabile che questo cambio di passo, con l’annuncio dell’impiego delle truppe da terra, possa essere anche motivato dall’esigenza di non restare indietro alla Russia. 

La coalizione composta da Mosca, più l’asse sciita Iran e regime di Damasco, sta infatti procedendo a tamburo battente con gli attacchi aerei. 
Nell’ultima settimana, i caccia russi hanno colpito circa 500 volte, tra Aleppo, Latakia, Idlib, Hama, Homs e la provincia di Damasco. 
Ad Aleppo è particolarmente calda la zona della base aerea di Kowaires (o Kweres), che è un aeroporto militare con scuola di volo per piloti, stretto d’assedio da anni. La Russia punta a non farlo cadere nelle mani dei miliziani del Califfato perché, qualora ciò avvenisse, significherebbe consegnare gli allievi alle vendette dell’Isis che non esiterebbe a giustiziarli tutti con i metodi spietati che si sono visti finora (crocifissioni, decapitazioni, tagli di gola, esplosioni, schiacciamenti sotto i carri armati ecc). 

E poichè l’intervento russo e iraniano a sostegno di Assad è stato motivato dal Cremlino con la necessità di fermare i massacri, di fronte alla fallimentare strategia dell’Occidente,  la caduta dell’aeroporto nelle mani dell’Isis sarebbe il segnale di un fallimento anche della strategia russa. Lo sforzo russo-iraniano-siriano fino ad oggi sarebbe stato invece al massimo dell’intensità.

E’ forse per questo che gli Usa hanno deciso di intensificare le loro azioni anche attraverso le operazioni di terra. Un passo in avanti nella lotta all’Isis o forse soltanto il tentativo di screditare sul campo la strategia di Putin? 

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