Dopo la rete e le donne, due dodicenni a processo: hanno offeso Erdogan

28 ottobre 2015, Andrea De Angelis
Dopo la rete e le donne, due dodicenni a processo: hanno offeso Erdogan
Altro che bavaglio. Qui, semmai, è più corretto parlare di censura. Una censura che non conosce limiti, o quasi, se nel mirino finiscono anche due minorenni. Ragazzi che in Italia frequenterebbero le scuole medie e i cui pomeriggi trascorrerebbero oltre che sui libri anche in piscina o a scuola di musica. In Turchia, invece, dovranno andare in Tribunale per aver offeso il loro Presidente. Al secolo Recep Tayyip Erdogan.

Due cugini turchi di 12 e 13 anni sono stati rinviati a giudizio con l'accusa di offesa al presidente turco  per aver strappato il primo maggio scorso alcuni poster che lo raffiguravano a Diyarbakir, principale città curda nel sud-est della Turchia. Lo riferisce il quotidiano Radikal, secondo cui l'inizio del processo, fissato per l'otto dicembre, è sottoposto ora al definitivo via libera del ministero della Giustizia. 
Ma cosa rischiano i due cugini? Come riporta l'Ansa la pena, da scontare in riformatorio, potrebbe superare i due anni.Secondo il loro legale, Ismail Korkmaz, i ragazzini avrebbero strappato il poster senza neanche sapere chi vi fosse raffigurato, ma con l'intenzione di rivenderlo ai cenciaioli che recuperano materiali di scarto per strada.

Dopo la rete e le donne, due dodicenni a processo: hanno offeso Erdogan
Nulla di nuovo all'orizzonte, verrebbe da dire. Basti pensare a quanto successo lo scorso anno con i social network. Il premier conservatore turco Recep Tayyp Erdogan  l’aveva detto nel corso di un comizio elettorale nella città di Bursa, nel nordovest del Paese, a dieci giorni dalle elezioni amministrative: “Estirperemo Twitter, non mi interessa cosa dice la comunità internazionale, è contro la sicurezza nazionale. C’è una sentenza del tribunale. Vedranno la forza della Turchia” aveva tuonato nell’ennesimo capitolo della personale crociata contro i social". Detto fatto, come ricorderete. 

Altre polemiche poi ci furono con le cittadine turche. Girate, spalle a Erdogan, le donne turche protestarono contro le ultime dichiarazioni del capo di Stato, giudicate sessiste. "Vi prego di perdonarmi, ma la mia decenza non mi permette di dirvi cosa significa voltare le spalle a me e fare il segno di vittoria", ha detto Erdogan il primo giugno, commentando il gesto fatto da alcune donne al passaggio del bus sul quale viaggiava il presidente."Se avete un pò di gentilezza, onore e capacità, allora il posto per la politica è il Parlamento", ha aggiunto il premier, affermando che solo le deputate hanno il diritto di protestare contro il presidente turco. E la protesta finì anche sui social network con l'hashtag #sirtimizidonuyoruz.
Non è la prima volta che le donne in Turchia protestano contro il partito del presidente l'Akp attraverso i social media. A luglio del 2014 centinaia di donne hanno postato le proprie foto mentre ridevano con l'hashtag #kahkaha (rido) e #direnkahkaha (resisto, rido) per protestare contro il vicepremier Bulent Arinc che aveva chiesto alle donne di non ridere in pubblico.
 
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