Per ricordare Ugo Tognazzi privato, "un adorabile bugiardo" per i figli Ricky e Gianmarco

28 ottobre 2015, intelligo
Per ricordare Ugo Tognazzi privato, 'un adorabile bugiardo' per i figli Ricky e Gianmarco
E’ il Tognazzi che non ti aspetti, quello più privato e per questo nascosto. E’ il Tognazzi che non ti aspetti ma che puoi scoprire e conoscere nel racconto dei figli che ne svelano la dimensione familiare di padre e nel giorno del venticinquesimo dalla morte (27 ottobre 1990) è forse la dimensione più interessante, al di là della straordinaria e indimenticabile carriera artistica di uno dei “mattatori” della commedia all’italiana, insieme agli altri “guru”: da Alberto Sordi a Vittorio De Sica, da Nino Manfredi a Marcello Mastroianni. 

Sono i figli Gianmarco e Ricky in un’intervista al Corsera del 26 luglio 2002 a parlare del padre come di “un adorabile bugiardo”. Il lato umano e familiare dell’attore torna nel suo carattere eclettico. Tanto che, svela Gianmarco Tognazzi, “se dicevo "papà", lui non rispondeva. Lo richiamavo "papà", una, due, tre volte. Invano. Finalmente, alla parola "Ugo", reagiva: "Dimmi, che vuoi?". Quasi come a dire che forse nel ruolo canonico, tradizionale, un po’ stereopizzato dal padre di famiglia, Ugo Tognazzi non ci si è mai riconosciuto. Non a caso Gianmarco aggiunge che lui “non era un padre, era molto più figlio che padre dei suoi figli”. E’ il figlio maggiore Ricky ad approfondire gli aspetti del carattere di Ugo Tognazzi quando dice che “i ruoli, anche caratteriali, erano invertiti: io serioso, lui esibizionista, io tendenzialmente monogamo, lui sciupafemmine. Io noioso, lui allegro. Il più delle volte ero io a rimproverare lui, non viceversa”. Un amico, dunque? Per i fratelli Tognazzi “Ugo è, in assoluto, la persona che ci ha fatto più ridere al mondo” e la sottolineatura serve anche a conservare la memoria di un grande artista per anni messo nel dimenticatoio dal circus dello spettacolo. C’è tenerezza quando i fratelli ricordano il suo approccio alla vita e alla famiglia e quando di lui ripetono che era “un adorabile bugiardo”. 

LA CARRIERA IN PILLOLE. Ugo Tognazzi muore a 68 anni nel 1990. Classe 1922, nella sua città  - Cremona – inizia a lavorare molto presto a quattordici anni come operaio alla Negroni. Nel tempo libero coltiva la sua passione: la recitazione. Passione che nel dopoguerra lo porta a Milano e ad abbandonare il suo primo lavoro. Il debutto avviene negli anni Cinquanta con un film diretto da Mario Mattòli, I cadetti di Guascogna, insieme a Walter Chiari. Poi l’incontro con Raimondo Vianello col quale forma una coppia straordinaria e molto amata dal pubblico. Gli anni Sessanta segnano la consacrazione alla commedia all’italiana, con centinaia di film di successo. E come non ricordare la saga di “Amici miei”? Fu proprio quello il film che secondo molti critici lo riporta alla ribalta del palcoscenico dopo anni di silenzio. 

Ma Tognazzi era anche molto altro; ad esempio un apprezzato esperto gourmet ma anche un tombeur de femmes, insieme a Gassman e ad altre star del cinema di quel tempo. Gli ultimi anni li passa a fare i conti con la depressione e il 27 ottobre 1990 la morte a causa di una emorragia cerebrale. Lasciò incompleta la serie televisiva “Una famiglia in giallo”: l’ultimo lavoro di Ugo.

LuBi

autore / intelligo
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