Camminare a piedi scalzi è letale: rischi da nuove generazioni di larve

28 ottobre 2016 ore 13:07, Americo Mascarucci
Camminare a piedi scalzi può risultare molto pericoloso, non soltanto perché si rischia di andare incontro a raffreddori o influenze ma soprattutto perché si rischia di entrare in contatto con un pericoloso parassita che si insinua sulla pelle penetrando nel corpo e provocando danni anche a distanza di tempo.
Come capitato ad un anziano che appunto ha scoperto di aver contratto questo parassita a distanza di tempo. 
Come spiega dettagliatamente il sito Microbiologia Italia il parassita in questione si chiama Ancylosotma duodenale ed è un nematode dell’ordine Strongylida, parassita dell’uomo, dei canidi e dei felidi. 
Di colore bianco-rosato, è presente in particolare nei terreni umidi e ben areati, in quanto alle uova servono ossigeno ed una temperatura attorno ai 25°-30°C per svilupparsi
Strutturalmente si presenta come un verme di 8-11 mm di lunghezza per il maschio, 10-13 mm per la femmina, con due coppie di caratteristici dentelli ripiegati ad uncino nella capsula boccale. 
Il ciclo vitale di questo nematode inizia con la defecazione delle uova da parte di un primo ospite; queste, se vengono a trovarsi nelle condizioni ideali di temperatura e umidità, si schiudono in un paio di giorni dando vita ad una larva rabditoide, che si sviluppa dopo circa 5-8 giorni in una larva strongiloide (o filariforme). Giunte a questo stadio di sviluppo, le larve risalgono verso la superficie del terreno seguendo la differenza di temperatura e di concentrazione di anidride carbonica. 
Qui entrano in contatto con la cute del loro prossimo ospite (banalmente venendo calpestate), la penetrano e si immettono nel circolo sanguigno, raggiungendo così i polmoni. 
Da qui, dopo essere passati attraverso gli alveoli polmonari, risalgono l’albero respiratorio arrivando all’epiglottide, dove vengono deglutite, raggiungendo così lo stomaco e successivamente la loro meta: l’intestino tenue. A questo punto sfruttano i caratteristici dentelli per attaccarsi alla parete intestinale, e iniziando a succhiare sangue. Dopo altre tre mute le larve diventano adulti e si accoppiano; in seguito la femmina depone uova di forma ovale, circondate da una membrana di 40-60 mm e contenenti dai 4 agli 8 blastomeri (ovvero le cellule in cui si divide la cellula uovo durante la segmentazione).

Camminare a piedi scalzi è letale: rischi da nuove generazioni di larve
Camminare a piedi nudi agevolerebbe dunque il contatto con il parassita consentendogli di entrare nell'uomo e riprodursi.
Come spiegano gli esperti al Corriere della Sera "i sintomi sono spesso quelli di una sepsi, e raramente si pensa che responsabile possa essere il parassita. Un banale esame di laboratorio, l’emocromo, può indurre al sospetto (prima che si sviluppi la forma grave) se si osserva un aumento degli eosinofili, un tipo particolare di globuli bianchi. L’esame delle feci è poco sensibile, meglio la ricerca degli anticorpi nel sangue. 
Per la cura, il farmaco più indicato è l’ivermectina, un composto con un ampio spettro di indicazioni. 
È registrato in alcuni paesi dell’Ue tra cui Francia, Olanda e Germania, non in Italia. 
Invece, un altro farmaco, l'albendazolo, è registrato in Italia anche per questa indicazione, pur essendo poco efficace contro lo Strongyloides. Per trattare correttamente un paziente in Italia, si deve importare l'ivermectina dall'estero per uso compassionevole. 
Il Centro per le Malattie Tropicali di Negrar, Centro Collaboratore OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) per la strongiloidosi, coordina uno studio clinico internazionale per definire il dosaggio più appropriato dell’ivermectina. 
L’OMS sta considerando se includere la strongiloidosi nei programmi di trattamento di massa delle parassitosi nei Paesi dove è endemica, utilizzando proprio l’ivermectina”.

caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]