Effetto Tar e tribunali: la guerra del No ancora più cruenta

28 ottobre 2016 ore 11:17, Americo Mascarucci
Il Tar del Lazio ha dichiarato inammissibile, per difetto di giurisdizione, il ricorso sul quesito del referendum costituzionale presentato dal Movimento 5 stelle e da Sinistra italiana. 
La decisione é stata assunta dalla sezione 2bis del Tar, con sentenza n. 10445 del 20 ottobre. 
Tuttavia i proponenti non si rassegnano.
Come spiega la senatrice Loredana De Pertris di Sinistra Italiana "la sentenza va letta, se fosse stato dichiarato il rigetto solo per difetto di giurisdizione non ci sarebbero voluti tre giorni, sarebbero bastate due ore". 
Effetto Tar e tribunali: la guerra del No ancora più cruenta
Secondo i giudici amministrativi: "Sia le ordinanze dell’Ufficio Centrale per il Referendum che hanno predisposto il quesito referendario sia il decreto del Presidente della Repubblica che lo recepisce sono espressione di un ruolo di garanzia e si caratterizzano per la loro assoluta neutralità, che li sottrae al sindacato giurisdizionale". 
Non sono cioè "impugnabili con gli ordinari mezzi", perché imparziali per definizione.

Intanto però sarebbero pronti due nuovi ricorsi presentati, rispettivamente uno al Tar del Lazio e l’altro all’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, da Fulco Lanchester e Mario Staderini, esponenti del Comitato per la libertà di voto e quindi promotori della proposta di "spacchettamento" del quesito referendario.
I ricorsi chiedono di rinviare il referendum e di sottoporre alla Corte Costituzionale la valutazione se il quesito unico non violi la libertà di voto e vada quindi spacchettato, cioè diviso. 
Alla Cassazione si chiede anche la revoca dell’ordinanza che ha ammesso il quesito.
Il giudice della prima sezione civile di Milano si è infine riservata di decidere sul ricorso presentato dall'ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida che ha chiesto di sollevare davanti alla Consulta l’eccezione di legittimità della legge 352 del 1970 istitutiva del referendum laddove non prevede l’obbligo di scissione del quesito quando ci sono più temi, come nel caso di quello sulla riforma costituzionale fissato per il 4 dicembre.
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