London Design Biennale, parla la vincitrice italiana Maria Buontempo del team AKK Architects

28 ottobre 2016 ore 10:59, intelligo
di Michele Buontempo

A IntelligoNews parla Maria Buontempo: l’italiana del team AKK Architects, che ha vinto il primo premio alla London Design Biennale dedicato al tema dell’Utopia in omaggio all’opera di Thomas More. E' tanta la curiosità sul prestigioso riconoscimento al progetto, frutto del lavoro di Annabel Karim Kassar e dello studio AKK Architects, di cui l'architetto italiano Buontempo fa parte. L'abbiamo incontrata per sapere che significato ha avuto per lei l'esposizione della London Design Biennale e quali le prospettive future. Il tema esplorato è stato l'Utopia nel design attraverso le domande e le idee più attuali e pressanti del mondo contemporaneo: sostenibilità, inquinamento, città, energia, migrazione, responsabilità sociale.
London Design Biennale, parla la vincitrice italiana Maria Buontempo del team AKK Architects
Avendo fatto parte del team vincitore della medaglia come migliore espressione del concetto di Utopia, quali sono le sue impressioni?  
"È stata un’esperienza emozionante. Siamo riusciti a riportare l’energia vivace delle strade di Beirut, in un luogo austero e tradizionale come la terrazza della Somerset House, istituzione a Londra per mostre ed eventi sulle rive del Tamigi. 
Aver fatto parte del team che ha ricevuto il premio da una giuria del calibro dell’architetto Richard Rogers, Ben Evans (Co-fondatore della London Design Festival), Paola Antonelli (curatrice del MoMA) e Martin Roth (direttore del museo V&A), non capita certo tutti i giorni. Una grande soddisfazione è stata anche aver suscitato l’interesse tra il pubblico per questa struttura dinanzi ai grattacieli della City, che ha evidenziato ulteriormente la vivacità dei suoni e sapori di Beirut enfatizzandone il contrasto con la cultura inglese. 
Mi ha fatto particolarmente piacere oltre che ad essere stata coinvolta in prima persona nel costruire questo progetto, aver aiutato anche nel corso della mostra a spiegarne il suo significato. Ad esempio, mi è capitato di fare una presentazione ad una scolaresca di giovani ragazze dai 14 ai 19 anni. Il tour, organizzato dalla UK Automotive Club 30% in collaborazione con la London Design Biennale e lo sponsor Jaguar, aveva come scopo di dare ai giovani una visione del design e un'idea concreta di cosa si possa realizzare studiando e intraprendendo la professione di architetto".

Erano presenti 37 paesi, come avete fatto a vincere?   
“La visione di Utopia vincente, proposta da Annabel Karim Kassar, la curatrice del progetto, è stata quella di riportare l’attenzione sulla quotidianità libanese del vivere la strada come un luogo di condivisione e collaborazione. Dopo uno studio degli angoli, delle strade e degli antichi mestieri di Beirut, ne abbiamo riportato fedelmente tutti gli elementi. Essi, tolta la struttura portante, sono stati prodotti e portati direttamente da Beirut, trasmettendo così ai visitatori la sensazione di autenticità. 
Devo ammettere che la competizione è stata ad alto livello. All'interno dell'esposizione ogni nazione si è impegnata tramite l'installazione interattiva nei propri padiglioni ad offrire una visione delle proprie origini tracciando nel contempo una strada per il futuro. Il padiglione italiano ad esempio, ha interpretato il concetto di Utopia, in un mondo trasformato che alza bandiera bianca e depone le armi. Silvana Annicchiarico e Giorgio Camuffo i curatori del contributo italiano alla Biennale, descrivono l'Utopia come un momento di resa dando significato al valore della tregua. La Russia invece, seconda vincitrice, ha riportato alla luce un incredibile archivio di design perduti nel tempo dell’era sovietica. Mi ha colpito molto anche l'allestimento del padiglione svizzero che ha vinto la medaglia al terzo posto con l'interpretazione della curatrice Giovanna Lisignoli che ha immaginato le origini di questo paese neutrale come un luogo di rapporti e dialogo. Al padiglione albanese, allestito nel cortile esterno dell'entrata della Somerset House è stata riconosciuta la medaglia da parte del pubblico per l’interattività che ha suscitato con le sue forme riflettenti. E debbo dire infine, molto interessante anche il contributo giapponese che con un’intelligenza molto fine, ha dato una nuova interpretazione ad oggetti di uso comune, suscitando risate e stupore fra il pubblico”.

Quindi l'ispirazione proviene dalla vita quotidiana delle persone libanesi? 
"Si abbiamo prestato attenzione alle strade della città come laboratorio di design e creazione. L'idea di Annabel Karim Kassar la curatrice e titolare dello studio AKK Architects, è stata di intravedere il design negli oggetti costruiti dai libanesi per necessità, come guida per chi ha lavorato a questo progetto. Ad esempio frequentemente in Libano alcuni camion scoperti possono avere un divano poggiato su due sedie dove ci si intrattiene per parlare. Lo stesso abbiamo fatto alla mostra, come pure è stata riprodotta l’applicazione di un lampadario da salotto in cima ad un pick up posteggiato all’entrata del padiglione. Più avanti un negozio di barbiere con sopra il tipico poster gigante con gli occhi magnetici della donna del Medio Oriente. Accanto il cinema dai divani artigianali lunghi e colorati, contornati di piastrelle ai muri sempre prodotti e trasportati da Beirut. Infine si è arrivati all'interattività con le persone tramite il cibo tipico dei falafel e il caffè ristretto e forte; con lo sfondo della strada creato da file di tende una sopra l’altra come richiamo delle facciate dei palazzi libanesi".

London Design Biennale, parla la vincitrice italiana Maria Buontempo del team AKK Architects
Da italiana come si sente dopo essersi immersa in un mondo tanto diverso dall’Italia seppure simile al nostro? 
"Capire le abitudini libanesi è stato come rivivere un mondo molto vicino al nostro, per la forza delle antiche tradizioni ancora presenti per le strade di Beirut. 
A Roma si percepisce lo stesso spirito collaborativo e la fine arte di arrangiarsi con ciò che si ha. Questo modo di essere è possibile avvertirlo ancora in tutte le piccole-medie realtà italiane e Carunchio il paese di mio padre, nell'Alto Vastese ne è un esempio. Oppure se vediamo come Amatrice ha reagito alla catastrofe di qualche mese fa, e ancora oggi molti altri comuni italiani, purtroppo devono far fronte alle conseguenze del terremoto appena avvenuto, bisogna rendersi conto della forza che ha il nostro popolo. 
L'idea vincente di Annabel Kassar è stata proprio quella di rendere moderno e di moda l'arrangiarsi nel vivere anche se a volte per necessità.  In Libano tutto ciò viene vissuto con orgoglio mentre in Italia non si ha ancora il coraggio di riconoscere nelle nostre risorse il vero valore aggiunto. Piuttosto che viverlo come un passato da dimenticare, ciò che abbiamo è la nostra più grande ricchezza, come le tradizioni che non andrebbero dimenticate".

Cosa ci può dire dello sviluppo che avrà la London Design Biennale dopo il successo della sua prima edizione? 
“Avendo seguito il modello della storica Biennale di Venezia, considerata l’eccellenza per le esposizioni di tutto il mondo, posso dire con orgoglio che questa prima edizione della London Design Biennale è stata un esperimento riuscito con successo. Come seguito a questo nuovo contributo nella ricerca del campo del Design, l’Istituto culturale Google ha chiesto una collaborazione per inserire questo evento nell’archivio virtuale di Google Cultura&Arte. Proprio come per la prima volta è accaduto l’anno scorso per la Biennale di Venezia, anche noi abbiamo appena inviato tutte le necessarie informazioni per illustrare il padiglione libanese al meglio. Tramite questa piattaforma digitale accessibile a tutti, disponibile su Android e IOS sarà possibile avere una guida interattiva all’interno degli spazi espositivi, con spiegazione delle foto dei padiglioni, le origini e la storia che ha portato alla loro creazione. Sono presenti anche dei video molto curiosi per la mostra passata con idee per le prossime che verranno”.    

autore / intelligo
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