Bacio gay a 'Un medico in famiglia', Adinolfi: "Due cliché terrificanti anche per mondo Lgbt"

28 ottobre 2016 ore 13:01, Andrea De Angelis
Il precedente lo scorso luglio, con "Le regole del delitto perfetto". Allora il direttore di Raidue rispose così al "taglio" della scena di un bacio tra due ragazzi: "Non c’è stata nessuna censura, semplicemente un eccesso di pudore dovuto alla sensibilità individuale di chi si occupa di confezionare l’edizione delle serie per il prime time. Capisco l’irritazione, ma anche queste polemiche ci aiutano a prendere le giuste misure per il futuro". Misure "prese", forse, ora con "Un medico in famiglia", tra le serie televisive Rai più amate di sempre. Oscar Nobili - il medico interpretato da Paolo Sassanelli, grande amico di Lele (Giulio Scarpati) - ha dunque baciato il professore di sua figlia (la quale, tra l'altro, è invaghita di lui). Cosa c'è dietro tale scelta? Uno stare al passo con i tempi, una precisa volontà o altro ancora? IntelligoNews lo ha chiesto a Mario Adinolfi, leader de Il Popolo della Famiglia...

Ripensando all'episodio di luglio, sono state prese le "misure per il futuro" e sono o no "giuste"?
"In Rai ormai c'è ormai un clamoroso conformismo attorno alla tematica Lgbt, raccontata da un unico punto di vista. Non è questa la prima fiction che fa vedere il bacio omosessuale in prima serata, c'era già stata "Una grande famiglia" dove l'omosessuale protagonista era un diciottenne. Lo definirei un cliché, un dato conformista. Non può esserci fiction di Rai 1 senza la componente Lgbt, con un utilizzo del bilancino tipico della solita, incredibile capacità di stare dentro a un conformismo di Stato. Una volta ci si divideva tra democristiani, socialisti e comunisti, adesso c'è la divisione tra famiglia tradizionale e famiglia omosessuale. Con tra l'altro la visione sempre surreale, con la famiglia tradizionale devastata da tradimenti e intrighi, mentre nel rapporto omosessuale tutto funziona sempre a meraviglia. Questo è l'altro cliché a cui ci hanno sottoposto gli sceneggiatori". 

Bacio gay a 'Un medico in famiglia', Adinolfi: 'Due cliché terrificanti anche per mondo Lgbt'

Non ho però capito se lei è contro questo bacio in prima serata o no, oppure ci sta dicendo che ce ne sono troppi?
"Sono totalmente disinteressato. Sono qui a rivelare un cliché, ripeto. Non può esserci fiction che non presenti questa componente". 

In Don Matteo non l'abbiamo ancora vista, ed è la serie più seguita degli ultimi anni. 
"Sì, insomma ha avuto un tipo di storia da sempre. Però nelle nuove fiction, di nuova struttura non può mai mancare questo tipo di componente, ma anche nei programmi di intrattenimento. Una volta nel pomeriggio di Rai 1 era impossibile parlare di sesso, oggi è quasi obbligatorio questo tipo di schema. Io non sottolineo l'elemento del può o non può andare in onda il bacio, ma dico attenzione a costruire uno schema conformista, un diktat ideologico in base al quale deve esserci la componente Lgbt. Una volta c'era la componente socialdemocratica che si doveva al partito di Pietro Longo perché era un partito della maggioranza". 

Cosa la preoccupa di più?
"Che lo schema non sia squisitamente narrativo, ma che ci sia un pedaggio pagato al benpensatismo di questa epoca qui. Dover pagare il pedaggio ai benpensanti, al pensiero unico e inserire un elemento molto spesso spurio alle storie, per fregiarsi della medaglietta di essere stati politicamente corretti. Un po' come visto a Sanremo...".

Lì c'era il nastrino e non la medaglietta.
"Il nastrino arcobaleno diventava sostanzialmente obbligatorio, ancora una volta un elemento di conformismo, un obbligo dettato da un cliché. Una cosa terrificante anche per il mondo Lgbt. Lo ripeto, nella narrazione di un programma come 'Un medico in famiglia' per me non c'entra nulla questo tipo di passaggio. Ancora una volta i cosiddetti intellettuali sono di regime e questo è molto preoccupante".


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