Effetto terremoto a Roma e in Italia, Boschi: "60 per cento del territorio a rischio: le città in pericolo"

28 ottobre 2016 ore 15:07, Lucia Bigozzi
“Difficile fare la lista completa: tutte le città della Calabria, della Sicilia orientale, buona parte delle città dell’Irpinia, tutto il Molise, tutto l’Abruzzo, l’Umbria oltre alle zone che abbiamo visto in questi giorni. Praticamente il 60 per cento del territorio nazionale è a media o elevata pericolosità sismica. Difficile dire quali sono le zone sicure…”. E’ un passaggio del ragionamento che il professor Enzo Boschi, geofisico, argomenta nella conversazione con Intelligonews, sulle nuove scosse che fanno tremare l’Italia centrale. 

C’è un precedente storico che risale al 442-43 e racconta di devastazione e crolli a Roma. Una situazione del genere si potrebbe verificare anche oggi? C’è questo rischio? 

"Roma non è una zona soggetta a forti terremoti; non è a rischio nel senso che non si verificherà un terremoto sotto la città: al massimo ci possono essere scosse di magnitudo 3- 3,5 collegate ai Colli Albani che sono antichi vulcani ormai non attivi ma che conservano ancora una certa vitalità".
 
Visto ciò che accade sulla catena appenninica non sarebbe il caso di mettere in sicurezza anche altri centri in altre zone, la stessa Roma ad esempio?

"La messa in sicurezza è un’azione che riguarda tutti in Italia. A Roma, come successo, crollano i palazzi anche senza terremoti; quindi serve una nuova cultura del modo di costruire, della sicurezza che deve riguardare tutto il Paese. Naturalmente, ci sono le priorità: nelle zone alta pericolosità sismica vanno considerate con accorgimenti maggiori ed ulteriori sugli edifici, rispetto a zone a bassa o media pericolosità come Roma. In Italia abbiamo costruito malissimo; non c’è l’etica delle costruzioni che, invece, esiste in Giappone. Qui l’edilizia è vista come un modo per arricchirsi velocemente e per farlo bisogna spendere poco di materiali". 

Effetto terremoto a Roma e in Italia, Boschi: '60 per cento del territorio a rischio: le città in pericolo'
Quali altre città del Centro Italia vedrebbe in pericolo per un terremoto? 

"Difficile fare la lista completa: tutte le città della Calabria, della Sicilia orientale, buona parte delle città dell’Irpinia, tutto il Molise, tutto l’Abruzzo, l’Umbria oltre alle zone che abbiamo visto in questi giorni. Praticamente il 60 per cento del territorio nazionale è a media o elevata pericolosità sismica. E’ difficile dire quali sono le zone sicure; in linea di principio un terremoto di magnitudo 6 come quello di Amatrice oppure l’ieri l’altro nelle zone poco più a nord, si può avere quasi dappertutto in Italia; sono escluse davvero poche zone. Naturalmente c’è una gradazione della pericolosità sismica: ad esempio in Calabria, Molise, Friuli, Irpinia si possono avere terremoti di magnitudo 7, mentre in Toscana si può arrivare al massimo a magnitudo 6 come accaduto in Garfagnana". 

Quella di Norcia è una nuova faglia? Cosa sta succedendo sotto l’Appenino?

"Ogni terremoto che si verifica è una nuova faglia che si crea. Per faglia si intende una superficie di frattura delle rocce crostali perché un terremoto è una frattura che si propaga sulla crosta terrestre e contemporaneamente emette onde meccaniche, cioè le onde sismiche. La sismo-genetica è sempre la stessa; in altre parole, la zona che genera i terremoti è la stessa: il sisma de L’Aquila, Amatrice, delle zone più a nord, appartengono tutti a una identica unità geodinamica: in pratica la stessa realtà geologica si manifesta in momenti diversi ma ravvicinati in senso geologico: 4-5 anni tra un terremoto e l’altro non sono niente per la terra. E’ una zona altamente attiva, ha iniziato nel 1979 col terremoto di Norcia ed ha poi continuato a sviluppare la sua attività liberando energie sotto forma di onde sismiche". 

E quanto durerà? 

"E’ impossibile prevederlo Si sa solo che l’effetto del terremoto di Amatrice andrà avanti ancora per alcuni mesi".  

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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