Omicidio Pamio, Lazzarini ribadisce "colpo di grazia alla gola" della Busetto

28 ottobre 2016 ore 13:24, Micaela Del Monte
Durante la seconda udienza del processo d'appello per il delitto Pamio nei confronti di Monica Busetto, scarcerata dopo 2 anni di reclusione e ora sottoposta a obbligo di firma e di dimora a Venezia, ha parlato anche Susanna "Milly" Lazzarini ribadendo, entrando nei dettagli, quanto detto un paio di settimane fa. Che non era sola quella sera in via Vespucci a Mestre. Se in un primo momento infatti la Lazzarini aveva confessato il delitto, dichiarando di aver fatto tutto da sola, ma durante gli ultimi due interrogatori ha ritrattato, spiegando che la Busetto c'era nell'appartamento della sua dirimpettaia. C'era e avrebbe partecipato all'omicidio.  

"Ho delle responsabilità nei riguardi della morte della signora Lida Taffi Pamio" queste le sue prime parole questa mattina nell'aula bunker di Mestre. "Sono uscita di casa molto presto, verso l'una e mezza. Volevo andare dalla signora Pamio e rubare qualcosa, sapevo che era una persona benestante - ha aggiunto la Lazzarini - L'avevo vista un paio di volte, ma mia mamma e mia zia andavano ogni domenica  a casa sua a giocare a tombola. Mi sono avvicinata al palazzo di via Vespucci, ho appoggiato la bici all'ingresso e ho suonato". La Lazzarini ha spiegato di essere entrata in casa, accolta dalla signora Pamio preparata e ben acconciata, temeva che quella visita inaspettata portasse con sé delle notizie negative. "Mi voleva offrire qualcosa da bere, ho chiesto un caffè e poi di poter andare in bagno, ma sono andata subito in camera da letto. Ho rovistato nell'armadio, tra i vestiti e nei cassetti per trovare soldi, ma non c'era nulla. La fretta era tanta. Vicino al letto c'era un portagioie".

Omicidio Pamio, Lazzarini ribadisce 'colpo di grazia alla gola' della Busetto
Dopo aver arraffato alcuni monili, si è diretta verso il salotto. "Mi ha chiesto il perché - ha continuato la Lazzarini - Mi ha detto che ero una ladra, che era una vergogna. Ho cercato di scusarmi in mille maniere. Però lei ha detto che mi avrebbe denunciato e avrebbe parlato subito con mia madre. Ho avuto tante emozioni lì: paura, terrore e rabbia. Ho cercato di farla soprassedere, ma lei era decisa". La discussione sarebbe partita con un tono normale, per poi alterarsi sempre di più. Milly ha specificato di essere stata presa dal panico, di aver pensato alla famiglia, alla denuncia: "Non so cosa sia successo: ho visto uno schiaccianoci in ferro che era appoggiato sul cucinino e ho colpito la signora Pamio in testa. È caduta a terra ma non ha perso i sensi. Era stordita. Si dimenava, farfugliava. Parole che non capivo. Avevo tanti pensieri in testa".

Poi è scattata una molla. Milly ha visto un ceppo sul cucinino, ha preso un coltello e ha cominciato a minacciare la signora Pamio. Poi ha sentito la porta di casa chiudersi improvvisamente: "Ho visto la signora Busetto in casa. Mi sono chiesta come avesse fatto ad entrare. Sapevo chi era. Si è avvicinata verso il soggiorno chiedendo cosa stesse succedendo". Tra le due ci sarebbero stati pochi scambi di parole, e subito l'intesa di "sbarazzarsi" della donna. Poi il piano della Busetto: "Meglio strangolarla che accoltellarla". E così fecero. "Ho avvolto il cavo di un decoder attorno al collo della signora Pamio e ho stretto con forza, fino a che si è spezzato. La signora Pamio si dimenava, così ho ordinato alla signora Busetto di prendere della carta e di mettergliela in bocca. Così ha fatto".

Poi sono seguite le pugnalate. "Ho cominciato con il primo coltello - ha raccontato la Lazzarini abbassando lo sguardo - l'ho pugnalata al petto. Pensavo di ucciderla subito, ma non è stato così". La signora Pamio continuava infatti a dimenarsi con gli occhi sbarrati. "Ero arrabbiata, provavo dei sentimenti allucinanti. Mi sembrava di essere in un film. Ho preso vari coltelli e con uno di questi ho dato varie pugnalate sopra la linea delll'ombelico, tanto che per due volte si sono rotte le lame del coltello. Non moriva. Mi sembrava di essere un automa. Ho detto alla Busetto di alzarle la maglia, non volevo vedere i suoi occhi. C'erano altri due coltelli, ne ho preso uno e ho dato altre pugnalate". Poi la Busetto si sarebbe incaricata di darle il colpo di grazia. "Ma lascia stare che non sei neanche capace di uccidere una persona", avrebbe detto prima di prendere l'ultima lama e accoltellarla alla gola. "Ha iniziato a uscire molto sangue. Mi sono impressionata. Ero inginocchiata e mi sono alzata per la paura".
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