Un libro per l'Europa, Brienza: “Gli Stati nazionali la rilanceranno. L'esempio è a Est“

28 ottobre 2016 ore 15:54, intelligo
di Stefano Ursi

Stretta da un lato dalle politiche di austerità che soffocano le economie nazionali e dall'altro dalla strisciante quanto efficace penetrazione del pensiero unico nel suo sostrato etico-culturale, l'Europa è in crisi profonda a livello economico e istituzionale. Sotto pressione per la sempre più incalzante ondata migratoria che si abbatte sui suoi confini e le infiltrazioni jihadiste che ne minano la sicurezza. Quale futuro per l'Europa, gli Stati e la sovranità? IntelligoNews lo ha chiesto al dott. Giuseppe Brienza, giornalista, dottore di ricerca presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Roma La Sapienza, responsabile formazione Popolo della Famiglia. Autore del libro in uscita “Comunità internazionale e ruolo degli Stati” (Aracne Editrice), che verrà presentato a Roma il 5 Novembre prossimo al Centro Congressi Cavour con gli interventi dei giornalisti Fabio Torriero e Mario Adinolfi (che ha curato la prefazione) e di Mons. Luigi Negri.

Europa in crisi economica e istituzionale, migranti, jihadismo, instabilità: in questo contesto che messaggio vuole lanciare questo libro?

“E' una scommessa è una speranza, come ricercatore, giurista e come persona che insieme a tante altre si è impegnata nell'avventura del Popolo della Famiglia. L'Europa è in crisi, è vero, ma a ben vedere è l'intero sistema occidentale ad esserlo; dopo la crisi dei mutui subprime, del 2008, si è notato che l'assetto egemonico delle sovranità politiche è stato lentamente eroso e adesso si sta creando in maniera disordinata, con molteplici possibilità di sviluppo, un nuovo equilibrio che mette in campo nuovamente gli Stati nazionali membri dell'Unione Europea. Che negli ultimi decenni sono stati più assimilati a delle regioni di uno stato federale, non democratico perchè la Commissione come si sa non è elettiva, piuttosto che a dei popoli sovrani con una propria tradizione, cultura e identità”.

Che Europa ci aspetta nei prossimi anni? Una maggiore cooperazione regionalistica, una rimodulazione delle competenze Stato/Europa, una rinnovata legittimazione popolare o il ritorno alle sovranità?

Un libro per l'Europa, Brienza: “Gli Stati nazionali la rilanceranno. L'esempio è a Est“
“Non è facile rispondere a questa domanda perché come le accennavo prima si tratta di scenari in piena evoluzione e ancora molto confusi riguardo al loro esito, ma sicuramente i due ultimi fattori che lei citava avranno un valore importante nei prossimi sviluppi; la legittimità politica e democratica di un'organizzazione con quasi trenta Stati membri come l'UE e dall'altra parte il ritorno dell'entità locale e nazionale in un contesto di crisi anche della sicurezza, sono due fattori che sicuramente rientreranno in gioco e la sfida sarà quella di saperli intercettare affinché non si finisca in spirali estremistiche di stampo nazionalistico, che possono sfociare nel guerrafondaio”.

L'Europa però non è solo omologazione, Lei cita il caso degli Stati dell'Est Europa in cui sono codificate a livello costituzionale la tutela della sovranità nazionale, della famiglia naturale. Tipicità o modello per una nuova Europa?

“Questi Stati, come è noto, hanno vissuto mezzo secolo di totalitarismo sotto il comunismo di matrice sovietica. Ora, nessuno vuole fare paragoni forzati oppure antistorici, ma il totalitarismo, come ci ha insegnato anche San Giovanni Paolo II è capace di insinuarsi negli apparati politici e nelle strutture giuridiche, oltre che nelle dinamiche culturali e mediatiche sotto vari aspetti. Mi viene in questo senso da ricordare l'opera di Vlamidir Bukovsky e di altri autori che hanno paragonato le due entità parlando di una somiglianza nel modus agendi ad alcune dinamiche tipiche dell'ex impero sovietico. Se a questo aggiungiamo il pensiero unico e il politicamente corretto che l'Europa ha fatto propri e imposto a molti Stati il rischio c'è. Ma non per tutti i modelli di integrazione europea, che nessuno si sogna di negare o rifuggire e che sono meritevoli di avere sempre maggiori forme di collaborazione, ma senza mai superare una forma politico-culturale e sociale dello Stato, della sovranità politica la cui alternativa non è chiara.”

In conclusione il vulnus siamo noi, Paesi dell'Europa occidentale che abbiamo ceduto e continuiamo a cedere lembi sempre più grandi di sovranità?

“Dipende se per vulnus, idioma derivante da quel latino che l'integrazione europea ha totalmente dimenticato in favore di tecnicismi di vario genere, intendiamo una ferita o una rottura alla tradizione occidentale è chiaro che siamo noi, l'Italia, la Francia o la Spagna ovvero i Paesi che una volta erano la radice della fondazione identitaria europea. Se invece intendiamo una ferita all'attuale modalità di integrazione europeistica, con tutte le criticità di cui abbiamo parlato, allora sono il vulnus sono i Paesi dell'Est Europa come l'Ungheria, la Repubblica Slovacca e a maggior ragione la Polonia, il cui presidente Duda è stato eletto con grande entusiasmo nonostante il continuo boicottaggio europeo. Qui si sta riscoprendo il senso vero dell'integrazione europea, basata sulle radici cristiane e sulla sovranità politica”.
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]