Comunicazione fatture, ‘via crucis’ per P.Iva: nuovi adempimenti dal 2017

28 ottobre 2016 ore 23:59, Luca Lippi
Col nuovo anno, secondo quanto stabilito dal Decreto fiscale approvato dal Governo (D.l. n. 193/2016), tutti i titolari di partita Iva dovranno comunicare le fatture emesse, ricevute e registrate, insieme ai dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche Iva. 
In sostanza, la semplificazione fiscale appare tutt’altro che ‘semplice’, oltretutto il nuovo obbligo è operativo da maggio 2017 e vale per le aziende e i professionisti. 
Sono esonerati dalla comunicazione della liquidazione Iva, ma non quella delle fatture emesse e di acquisto registrate, i soggetti esonerati dalla presentazione della dichiarazione Iva.
L’adempimento, secondo quanto riportato da LaleggeperTutti,  riguarda sia le fatture emesse che quelle di acquisto registrate nel corso di ciascun trimestre.  
I dati che dovranno essere trasmessi per ogni operazione sono: 
-i dati identificativi dei soggetti coinvolti nelle operazioni 
-la data e il numero della fattura 
-la base imponibile 
-l’aliquota applicata 
-l’imposta 
-la tipologia dell’operazione
Le modalità di invio dei dati saranno stabiliti con provvedimento dell’agenzia delle Entrate.
In buona sostanza, il governo ha tolto di fatto lo spesometro (speso metro e studi di settore ormai hanno fornito abbastanza dati per potere identificare ciascuno con la massima precisione) da una parte, mentre dall’altra ha aggiunto nuovi obblighi di comunicazione delle fatture. 
I contro di tutta questa manovra? 
È semplicissimo individuarli, aumentano gli adempimenti per professionisti, imprenditori e partite Iva, ogni tre mesi bisognerà effettuare la comunicazione delle fatture emesse, ricevute e registrate. La comunicazione in se aumenta la responsabilità di chi può commettere errori e quindi operare col terrore di continue sanzioni ma, soprattutto, un inevitabile e inaccettabile aumento di costi per le consulenze professionali. 
Chi infatti è uso farsi seguire di un commercialista (quasi tutti), potrà sollevarsi quantomeno dal peso dell’adempimento, ma potrebbe subire un aumento dei costi per la consulenza fiscale e commerciale. 
Senza contare che, in caso di inottemperanza da parte del professionista, le sanzioni ricadono sempre sul cliente-contribuente. Sanzioni tutt’altro che ‘educative o ammonitrici’; in caso di omessa o errata trasmissione scatta una sanzione dai 25 ai 25mila euro.

Comunicazione fatture, ‘via crucis’ per P.Iva: nuovi adempimenti dal 2017
 
Il nuovo testo obbliga i soggetti passivi a comunicare in forma analitica:
-i dati delle parti dell’operazione 
-la data ed il numero di fattura 
-la base imponibile 
-l’aliquota Iva  
-la tipologia dell’operazione 
Il tutto entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre.

La previsione di questo nuovo adempimento non incide sui termini di versamento dell’imposta, che restano invariati. Coloro che liquidano l’Iva con periodicità mensile devono provvedere al versamento entro il 16 del mese successivo a quello di rifermento; coloro che hanno optato per la liquidazione trimestrale continueranno a versare l’imposta entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre di riferimento.
Non è tutto. I medesimi soggetti sono tenuti ora a comunicare in via telematica i dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche Iva. La comunicazione dovrà avvenire anche nel caso di liquidazione con eccedenza a credito, ma saranno esonerati coloro che non sono tenuti alla presentazione della dichiarazione annuale Iva o all’effettuazione delle liquidazioni periodiche. Le sanzioni, in caso di inadempimento, vanno da 5000 e 50000 euro.
In conclusione, l'imposta sul valore aggiunto è il tributo con il più alto tasso di evasione, che viene periodicamente misurato dalla Commissione europea con gli studi sul Vat gap. Si può quindi comprendere l'attenzione delle amministrazioni finanziarie nazionali per mettere in moto tutti gli strumenti che ritengono idonei a contrastare i comportamenti contrari al corretto adempimento.
Tuttavia, nel ‘normale’ caso delle operazioni in nero, gli elenchi non servono a nulla quando il fornitore non emette la fattura e il cliente non ha nulla da registrare e da portare in detrazione.
La farraginosità della nuova modalità operativa tende a creare qualche tentazione in più anche nei più diligenti. Oppure no! Seguiamo.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]