Che c'entra il Ttip col dieselgate?

28 settembre 2015, Luca Lippi
Che c'entra il Ttip col dieselgate?
Un richiamino alla memoria dei tecnici, politici, burocrati e commentatori coinvolti a diverso titolo nel “dieselgate” che si azzuffano per malmenare il presunto sostenitore di pratiche di “bullismo” (la Germania) guardando la pagliuzza (il dieselgate appunto) e tralasciando il trave (il Ttip).

Cos’è il Ttip? In sostanza è l’abbattimento delle barriere commerciali (se fino ad ora ci sono state un motivo valido sarà pure esistito) allo scopo di rilanciare la crescita economica per uscire dalla crisi (di chi non è dato sapere).I campi di intervento del trattato sono: tariffe doganali, sburocratizzazione, regolamentazione delle controversie con le Corporations con arbitrati avulsi dalle legislazioni nazionali, servizi finanziari, agroalimentare, sanità. Tutto all’insegna del business!

La stima “in soldoni” sarebbe di un beneficio per l’Europa di 119 miliardi di euro l’anno e di 65 miliardi di euro per gli Stati Uniti. Il beneficio per famiglia, al cambio, si traduce in 545 euro per quelle europee e 655 euro per quelle a stelle e strisce.

Già a guardare in superficie, sintetizzando che in Italia (quindi in Europa) che è la culla del Diritto, si osserva con attenzione la maggior tutela della vita di tutti i cittadini, già entrare in competizione diretta con gli Stati Uniti prelude allo svilimento della tutela dell’interesse pubblico. Molti servizi pubblici andrebbero verso l’inesorabile privatizzazione o svendite selvagge a vantaggio di poche lobbies.

Ora la domanda è la seguente: perché la scorrettezza commerciale (non osservanza del diritto dei consumatori riservata dall’UE ai suoi cittadini) quando c’è da imporre un trattato come il Ttip va bene, e la (illegittima) difesa degli interessi industriali dell’Europa quando tenta di sbarcare massicciamente nel mercato Usa non va più bene?

Attenzione a demonizzare la Germania e la sua industria automobilistica perché tutto ci si ritorce contro. Alimentare l’humus pugnandi nei confronti delle poco trasparenti pratiche teutoniche è lo stesso che buttare l’acqua sporca col bambino. C’è molta Italia dietro il marchio Volkswagen, c’è lavoro e affari (soldi veri!).

E allora è giusto che si torni a pratiche legalmente corrette, ma che lo sia per tutti! Va benissimo reclamare class action europee, ma che si compongano anche class action “globali” perché se la frode in commercio è un reato (e lo è), è tuttavia un reato anche il “bullismo commerciale”, e in questo dovrebbe esserci un presa di posizione trasversale di tutta la politica, perché il Ttip è “la frode in commercio” per eccellenza. Bruxelles batti un colpo!  

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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