Partita Iva: è solo un ritorno al futuro (2008) con tanto di "pasticcio"

28 settembre 2015, Luca Lippi
Partita Iva: è solo un ritorno al futuro (2008) con tanto di 'pasticcio'
Fra il mare magnum di “proposte indecenti” finalmente un passo concreto verso la razionalizzazione. Gli “aiutini” di Stato non servono a niente, se non a sprecare soldi pubblici, se si vuole realmente dare una spinta all’economia bisogna cominciare a rendere meno insidiosa la strada per “produrre reddito” che è cosa diversa dal prelevare fiscalmente contante dalle tasche di chi deve lavorare il doppio per correre dietro i debiti da sopravvivenza.

Che si sia perpetrato un pasticcio (ai limiti della superficialità valutativa) con l'introduzione, a partire dal 2015, di un regime dei minimi a tassazione più elevata di quella precedentemente in vigore per i nuovi ingressi, il governo finalmente sta valutando di “cambiare” (torna tutto quasi come prima) le regole, il tetto di ricavi dovrebbe essere alzato da 15 a 30mila euro.

Il viceministro all’economia Luigi Casero e il sottosegretario Enrico Zanetti stanno pensando ad un sistema che avvantaggi, in primo luogo, le start up e i piccoli professionisti.

La proroga a tutto il 2015 del vecchio regime dei minimi ha fatto segnare un boom di aperture di partite Iva. Tuttavia, questo regime tornerà a scadere di nuovo il 31 dicembre 2015. Ecco che si rende necessario intervenire nuovamente.

Nel corso del 2014 l’Agenzia delle Entrate ha effettuato 177.300 accertamenti nei confronti di soggetti produttivi. Di questi, 160.007 (ovvero il 90,23% del totale) hanno riguardato micro-piccole imprese e partite Iva. I controlli nei confronti delle medie aziende sono stati 14.211 (ovvero l’8,01%), mentre solo 548 sono andate a carico di grandi aziende (dati Uninmpresa). Era ora che si tornasse a tutelare gli oltre un milione e 800 mila lavoratori che, nel 2014, hanno dichiarato ricavi inferiori ai 30 mila euro!

Non è un accanimento quello degli organi di controllo, in realtà per i è molto più semplice esaminare la contabilità di piccole aziende e partite Iva che stare a spulciare dati di aziende più grandi con meccanismi contabili assai più complessi e maggiormente tutelate da consulenze specialistiche di professionisti abili nell’uso delle regole “elusorie” nascoste fra le pieghe delle troppe leggi e nella farragine della burocrazia.

Dunque, intelligentemente, dal Ministero dell’economia fanno sapere che metteranno mano alla “ricomposizione” di un nuovo regime dei minimi delle partite iva per il 2016. Dicono dal Ministero: “Il nuovo regime dei minimi per il 2016 potrebbe vedere innalzato il tetto di ricavi dai 15 ai 30 mila euro per i liberi professionisti e, per i primi cinque anni di vita delle start up, l'aliquota da applicarsi potrebbe essere del 5 per cento anziché del 15%”. Aggiunge Enrico Zanetti: “In tal modo si riprodurranno le stesse condizioni di convenienza che avevano le partite Iva con il vecchio regime”.

In sostanza si torna al 2008, “nessuna nuova, buona nuova”, conforta tuttavia l’insorgere del buonsenso.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]