Silvestrini come Richeleu? Gli intrighi per Bergoglio-Papa: la bio è “esplosiva”

28 settembre 2015, Americo Mascarucci
Silvestrini come Richeleu? Gli intrighi per Bergoglio-Papa: la bio è “esplosiva”
Ormai da molti anni sta dietro le quinte anche se, a sentire i bene informati, continuerebbe ad esercitare una certa influenza nella Curia. Il Cardinale Achille Silvestrini, già prefetto del supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e della Congregazione per le Chiese Orientali, fu accusato come Francesco di essere “comunista” quando con l’Urss ancora attiva e con la “pistola fumante” in mano, aprì al dialogo con l’Est europeo abbattendo i muri ideologici già prima che cadessero a Berlino. 

Fu un acerrimo avversario del lefebvrismo sfidando a viso aperto l’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger che voleva ricucire con la Comunità San Pio X. “Marcele Lefebvre va scomunicato “, gridava a gran voce Silvestrini e immaginate quanta soddisfazione quando la scomunica arrivò da parte di Giovanni Paolo II. Con Wojtyla ebbe buoni rapporti, fu quest’ultimo a nominarlo prima arcivescovo poi cardinale, anche se le sue posizioni spiccatamente liberali mal si conciliavano con il magistero del Papa polacco. 

Pessimi invece i suoi rapporti con l’allora presidente della Cei Camillo Ruini e pare anche con l’allora segretario di Stato Angelo Sodano. Silvestrini sostenne l’elezione del radicale-verde Francesco Rutelli nel 1993 a sindaco di Roma contro Gianfranco Fini e qualche anno dopo celebrò anche il matrimonio religioso fra lui e Barbara Palombelli accaparrandosi il merito di aver riavvicinato l’ex sindaco alla fede. 

Fu prodiano, antiberlusconiano, anti leghista, favorevole al centrosinistra nelle sue varie e diverse declinazioni, aperto sui temi etici e favorevole a regolamentare coppie di fatto e gay. 

È di qualche giorno fa la notizia secondo la quale anche lui avrebbe fatto parte del gruppo di vescovi e cardinali che per anni si sarebbe riunito in Svizzera per preparare l’elezione di Bergoglio sotto la guida di Carlo Maria Martini. La tesi è contenuta nella biografia del cardinale Danneels, il porporato belga grande elettore di Francesco e da questi chiamato a partecipare al Sinodo sulla Famiglia, nonostante le sue posizioni favorevoli ad aborto, nozze gay e coppie di fatto, non sarebbero condivise dal Papa (che tuttavia non può dimenticare chi si è tanto speso per la sua elezione). 

Che Silvestrini non amasse Ratzinger e fosse contrario alla sua elezione non è certo un mistero, come il fatto che all’interno della Curia romana, almeno per i primi anni, proprio Silvestrini sarebbe stato il più accreditato leader della fronda liberal contraria alla politica di Benedetto XVI. E che dietro la candidatura di Bergoglio al conclave del 2005 contro Ratzinger vi sia stata anche la sua regia è un dubbio che è stato messo sul tavolo.

Ma come mai proprio un cardinale dell’America Latina, quasi sconosciuto ai più nel mondo e non un cardinale molto più in vista del campo progressista sarebbe stato scelto come portabandiera? Perché, è la risposta di Danielss e company, soltanto un porporato proveniente da molto lontano, completamente estraneo al Vaticano, alle sue logiche di potere e dotato di straordinaria sensibilità verso i poveri, avrebbe potuto portare a compimento una profonda radicale riforma della Curia. 

Peccato che Silvestrini dentro quella Curia tanto deprecata ci sia stato dentro per anni con incarichi tutt’altro che marginali. Strano davvero che questa smania di rinnovamento e di moralizzazione si sia svegliata in lui soltanto verso il raggiungimento degli ottant'anni, ossia in prossimità della “pensione”, quando i porporati decadono dagli incarichi ricoperti e perdono il diritto di entrare in Conclave. Prima la Curia non stava stretta al progressista, liberale e potente Achille Silvestrini?

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