Nuovi scenari in Siria dopo i raid francesi

28 settembre 2015, Marco Guerra
Nuovi scenari in Siria dopo i raid francesi
La Crisi siriana continua ad essere il crocevia delle scacchiere internazionale. Questo fine-settimana ha visto due annunci molto significativi: quello di Parigi riguardo l’inizio dei raid sulle roccaforti dello Stato islamico in Siria e quello di Baghdad in merito alla cooperazione con Russia, Siria e Iran sul fronte dell'intelligence sempre in chiave anti-Is. 

Ma andiamo per ordine. Da un anno l’esercito francese opera contro il califfato in Iraq con caccia Rafale e Mirage 2000 e un contingente di oltre 700 effettivi; ma in Siria si limitava finora a inviare armi e strumenti di telecomunicazione per i ribelli. Domenica, però, il premier francese in persona, Manuel Valls, ha parlato alla stampa dell’avvio dei bombardamenti in Siria, che hanno come obiettivo “le roccaforti dell’Is dove si sono addestrati quelli che attaccarono la Francia”, per cui il Paese sta agendo “per legittima difesa”. Valls ha quindi segnalato che Parigi sceglie in maniera autonoma gli obiettivi, anche se realizza i raid in coordinamento con i suoi alleati e che questi continueranno “il tempo che è necessario”.

Poche ore prima, fonti irachene e russe hanno confermato il coordinamento tra Iraq, Russia, Siria e Iran nella lotta al sedicente Stato islamico. Un’azione che secondo il comando centrale di Baghdad è già operativa e che prevede la creazione di un centro comune per la raccolta di informazioni. L’agenzia di stampa Interfax riferisce che il quartier generale verrà istituto a Baghdad, dove si coordineranno i rappresentanti degli Stati maggiori dei quattro Paesi, che potranno anche decidere azioni militari congiunte contro i militanti dell’Is.

Si consolida così un asse russo-sciita in chiave anti-califfato che crea non pochi malumori agli Stati Uniti e ai Paesi arabi del Golfo a maggioranza sunnita. Obama deve inoltre subire lo smacco di un gruppo di combattenti siriani addestrati dagli Stati Uniti che avrebbero ceduto almeno un quarto dei loro equipaggiamenti militari - forniti in parte proprio dagli americani - ai militanti di al Nusra, il ramo siriano di al Qaida.

Ad ammetterlo, dopo il tentativo di liquidare le prime indiscrezioni come false e dettate dalla propaganda jihadista, lo stesso Us Central Command; il comando che coordina la lotta all’Isis in Siria e Iraq e già al centro di polemiche per il sospetto di aver “ddolcito” i rapporti degli 007, dando a Pentagono e Casa Bianca una visione più rosea della realtà sull’andamento delle operazioni.
A rincarare la dose è il presidente Russo Putin che è tornato a criticare il sostegno militare Usa ai ribelli siriani, bollandolo come “illegale e inutile” nelle interviste alle tv americane Cbs e Pbs alla vigilia del suo incontro di oggi all’Onu con Obama.   

Secondo il presidente russo, Damasco dovrebbe esser inclusa negli sforzi internazionali per la lotta contro l'Isis, cosa che gli Usa hanno respinto.  
 
E nel rivedere la sua strategia contro l’Isis la Casa Bianca dovrà tenere in considerazione anche il fatto che il califfato continua ad avere una forza attrattiva verso giovani integralisti di tutto il mondo. Secondo il New York Times, che cita fonti di intelligence Usa, negli ultimi 12 mesi il numero dei "foreign fighters" in Siria ed Iraq "è raddoppiato" raggiungendo le 30mila unità. 

Almeno 250 quelli provenienti dagli Usa, e i reclutamenti "sono in costante crescita", "quasi mille al mese".  Sale quindi l’attesa per il vertice, in programma martedì, presieduto da Obama e presenziato dai leader dei Paesi che compongono la coalizione anti-califfato; mentre il premier italiano Renzi chiede di “evitare che si ripeta una Libia bis". Tutti gli scenari restano quindi aperti se “bastano” poche decine di migliaia di integralisti per tenere in scacco gli eserciti di mezzo mondo. 


autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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