Francesco ha voluto piacere al "club Obama"? Socci decodifica il viaggio

28 settembre 2015, Americo Mascarucci
Francesco ha voluto piacere al 'club Obama'? Socci decodifica il viaggio
Antonio Socci è un fiume in piena, anzi una penna critica nel commentare il viaggio negli Usa e a Cuba di Papa Francesco. Lo scrittore cattolico in pratica concentra l’attenzione sulle stesse contraddizioni evidenziate dal nostro giornale nei giorni scorsi. 

Una ossessiva voglia di piacere al “club Obama”, una certa smania di riabilitare il regime di Castro a Cuba che ha permesso il sogno di Bergoglio, quello cioè di una piena riconciliazione con gli Stati Uniti, con il Vaticano e il Papa in particolare esaltati nel loro determinante ruolo di mediazione. 

Obiettivi quelli di Francesco che si sarebbero evidenziati nelle cose non dette prima che in quelle realmente pronunciate. Nessun riferimento ad aborto, nozze gay, teoria gender, eutanasia, tutte tematiche che dividono profondamente Obama dai cattolici: massima attenzione invece su ecologia, pacifismo, lotta alla pena di morte, argomenti che trovano il presidente Usa molto sensibile, anzi compiacente. Elogi dunque all’amministrazione Obama e bacchettate ai vescovi Usa perché troppo vicini agli avversari Repubblicani, quelli che l’aborto ancora si ostinano a vietarlo o quanto meno difendono il diritto dei medici all’obiezione di coscienza, e che non ne vogliono sapere di matrimoni gay. 

“La Croce non diventi vessillo di lotte mondane” ha intimato Bergoglio ai vescovi, senza spiegare quali sarebbero queste pseudo guerre. La difesa della vita umana? La difesa della famiglia naturale? Meglio parlare di emissioni di Co2 da abbattere o di una economia da piegare ad una sorta di “peronismo di sinistra” filo marxista? Una concezione politica fondata sulla convinzione che la ricchezza sia un male a prescindere al punto da produrre la crisi del Creato?

Una sorta di agenda Obama in chiave cristiana e sociale quella che sembrerebbe aver ispirato il “Vangelo secondo Francesco I”? Non è andata meglio a Cuba dove Bergoglio, diversamente da Giovanni Paolo II, è sembrato ignorare il dramma degli esuli, degli anti castristi detenuti nelle carceri, torturati e perseguitati, pur di “omaggiare” un regime che ha esaltato il ruolo fondamentale della Chiesa bergogliana nella fine dell’embargo. Per Socci in Usa sarebbe andata in scena l’auto esaltazione di Francesco, una sorta di trionfo dell’io al posto di quello di Dio, con la figura centrale di Gesù Cristo relegata ai margini delle celebrazioni eucaristiche e ignorata nei discorsi ufficiali quasi fosse imbarazzante parlarne. 

Insomma, accuse pesanti che si aggiungono a quelle di altri cattolici, compresi esponenti di quel clero che si sente sempre meno tutelato dal Papa in favore di laici, non credenti, pastori protestanti e pentecostali.  

Una volta Bergoglio parlando con Eugenio Scalfari arrivò ad affermare che “Dio non è cattolico”. A questo punto, è legittimo chiedersi fino a che punto lo sia il Papa? 

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