Def pronto e finito: 1% di Pil nel 2017, ma Bruxelles chiede la Finanziaria

28 settembre 2016 ore 14:55, Luca Lippi
Il presidente del consiglio a margine della presentazione del Def (Documento di economia e finanza) dichiara: “Siamo stati super prudenti, siamo andati con grandissima attenzione con numeri prudenti. Verificheremo se questi numeri, come io credo e spero, saranno corretti al rialzo”.
Nella sostanza, l’aggiornamento del documento segue a una presa di coscienza della difficoltà oggettiva di vedere crescita, e quindi con la stessa oggettività si deve riconoscere la sconfitta di ulteriore deficit con il conseguente aumento del debito pubblico, sulla base di questo “la luce in fondo al tunnel” forse si vedrà dal prossimo anno.

I numeri:
Pil - nel 2016 il Pil frena allo 0,8%, in linea con le previsioni delle principali istituzioni nazionali e internazionali mentre per l'anno prossimo il Pil è fissato allo 0,6%, ma il governo punta a una manovra espansiva per arrivare all'1%. Il rapporto deficit-Pil si attesterà al 2,4% quest'anno per scendere al 2% nel 2017, ma in aumento rispetto all'1,8% che era stato indicato.
Debito pubblico - Il debito pubblico a fine anno salirà al 132,8% e dunque il calo è rimandato all'anno prossimo al 132,2%.
Flessibilità e deficit – su questo ci affidiamo alle dichiarazioni del premier che sull’argomento dichiara: “non c'è flessibilità perché si è deciso che vale una volta sola. Per me è un errore ma rispettiamo la regola. C'è lo 0,4% di circostanze eccezionali ma è un'altra cosa".  Riguardo il deficit: "Deficit sempre in calo, più basso da 2007, nella nota di aggiornamento al Def mostriamo l'ennesimo miglioramento del rapporto deficit/Pil, che era al 3% nel 2014, al 2,6% nel 2015, del 2,4 nel 2016 e del 2% nel 2017, dalla curva del deficit si vede che è ai livelli più bassi dal 2007".
Riguardo le trattative ancora in corso a Bruxelles sullo scorporo della spesa per migranti e terremoto il presidente del consiglio dichiara: "Migranti, l'Ue ci deve molto. Spenderemo quel che serve. L'altra questione è l'immigrazione. Abbiamo fatto gli hot spot, chiuse le frontiere, l'Europa è gravemente in debito con l'Italia, quindi tutto quello che serve a questo noi dobbiamo spenderlo", e poi prosegue: "Per sisma e immigrazione chiederemo margine 0,4%,non chiediamo flessibilità. Il Def misura delle circostanze eccezionali: coerentemente con le regole Ue le circostanze eccezionali sono quelle che uno Stato invoca in virtù di situazioni specifiche, ne abbiamo individuate 2, la prima è quella del sisma, l'altra questione è l'immigrazione". 
A conclusione di tutto il discorso Matteo Renzi sottolinea l’esigenza di vedersi riconoscere dalle autorità preposte in commissione di un'ulteriore “flessibilità” ma che la stessa non sia considerata tale, in sostanza chiosa: “Per queste chiederemo al Parlamento l'autorizzazione ad arrivare ad un massimo dello 0,4% di deficit. 
Padoan arricchisce le dichiarazioni del presidente del consiglio aggiungendo qualche notazione tecnica riguardo il raggiungimento del pareggio di bilancio che già in aprile era stato fissato al 2019: “obiettivo pareggio di bilancio confermato al 2019 Il profilo non viene cambiato". 

Def pronto e finito: 1% di Pil nel 2017, ma Bruxelles chiede la Finanziaria

C’è da aggiungere però che i corvi non smettono ancora di volare nel cielo italiano, da Bruxelles arrivano considerazioni “cerchiobottiste” dalle quali si evince che nulla è stato deciso circa l’uscita dal patto delle spese per immigrazione e terremoto, ma contemporaneamente nessuno dice con chiarezza che questo non avvenga. Nella sostanza però, l’Italia ancora non ha vinto il braccio di ferro con Bruxelles, al contrario di quanto si titolava ieri.

Cosa è successo realmente a Bruxelles
Prima ancora della pubblicazione del Def, Bruxelles ha preferito prendere le distanze dal testo preparato a Roma, considerando il documento non significativo, o almeno non lo è quanto la finanziaria di ottobre su cui si giocherà realmente la partita. 
Dunque prende altro tempo l’Ue, e non smette di sottolineare che l'Italia ha goduto tra il 2015 e il 2016 flessibilità di bilancio per 19 miliardi di euro, imputandola alle tre clausole previste dalle linee-guida comunitarie: riforme economiche, investimenti strutturali e rallentamento economico. 
Le regole prevedono che il paese non possa godere di ulteriore flessibilità. Ciononostante, il governo Renzi vuole strappare nuove concessioni per via delle spese legate al terremoto nel Lazio e all'emergenza rifugiati nel Mediterraneo. Il Def, comunque sarà oggetto di valutazione da parte della Commissione, perché tra le righe l'esecutivo comunitario cercherà di capire quanta flessibilità di bilancio il paese sta cercando di ottenere. 
In generale, non c'è la volontà di penalizzare l'Italia: l'establishment comunitario è consapevole del delicato “passaggio politico”. Il governo Renzi ha indetto per dicembre un referendum costituzionale dall'esito incerto. Parlando ieri al sito di notizie Politico, il commissario agli affari economici Pierre Moscovici ha ribadito che le regole comunitarie vanno applicate pienamente. In quella circostanza ha parlato di dialogo “costruttivo” con l'Italia. Come detto, la partita vera si giocherà sulla Finanziaria.  

autore / Luca Lippi
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