Compleanno Berlusconi, Meluzzi parla di un “puer aeternus” e del “consiglio che gli diedi nel ‘94”

28 settembre 2016 ore 14:02, intelligo
di Eleonora Baldo

Un “puer aeternus”: così a IntelligoNews Alessandro Meluzzi, noto psichiatra col pallino della politica, definisce Silvio Berlusconi, anche ora che sta per compiere 80 anni. Racconta la sua esperienza personale col leader di Forza Italia e qualche suggerimento che si era sentito di dargli nel lontano ’94…

Con riferimento all’importante traguardo degli ottant’anni Berlusconi si è autodefinito un patriarca, a capo di una famiglia composta da 5 figli e 10 nipoti. Questa nuova attenzione posta sulla dimensione familiare, ha un significato psicologico particolare?

“Premesso che già in tempi non sospetti riconobbi a Berlusconi una grande qualità psicologica, quella del “puer aeternus”- dell’eterno bambino che guarda al mondo con spirito ludico e curiosità – ritengo che questo suo autodefinirsi patriarca abbia un valore meramente oggettivo, dettato dall’evidenza dei fatti che lo vede alla guida di un grande nucleo familiare, e che non sia indicativo di una avvenuta prevaricazione dell’elemento senile su quello puerile che ha accompagnato Berlusconi almeno sino ai 79 anni”.

Anche dal punto di vista politico?

Secondo me non aspira ad essere il nuovo padre del centro destra, ma piuttosto a dar vita ad un nuovo predellino in cui poter essere nuovamente eletto. Anzi, forse la sua vera aspirazione sarebbe stata quella di diventare Presidente della Repubblica, carica che più si avvicina al concetto di regalità, a lui molto gradito. E come tutti coloro che sono animati da queste grandi aspirazioni, il passo indietro in politica è impensabile, anche al netto delle difficoltà nell’individuare un delfino a cui tramandare la leadership. Pertanto è verosimile ritenere che Berlusconi più che un ritiro a vita privata, abbia in mente una nuova discesa in campo alla guida di un terzo predellino”.

Compleanno Berlusconi, Meluzzi parla di un “puer aeternus” e del “consiglio che gli diedi nel ‘94”

La dichiarazione shock del Cavaliere sul fatto che egli non sia mai stato appassionato dalla politica è sincera o è piuttosto parte di un meccanismo di autodifesa che porta a prendere le distanze da ciò che ci ha deluso e amareggiato?

“Uno dei miei maestri, Francesco Cossiga, una volta disse: «Chi si illude che Berlusconi faccia un passo indietro si sbaglia, perché uscirà dal potere e dalla politica attiva solo per morte», cosa che gli auguro accada il più tardi possibile. A non appassionarlo, non è tanto la politica in sé, ma la politica intesa come tecnicalità, come insieme di nodi e tempi burocratici che mal si conciliano con il retaggio culturale di pragmatico imprenditore brianzolo e soprattutto con la sua visione di politica intesa come regalità, come investitura plebiscitaria del potere.  

 

E il fatto che egli abbia dichiarato di non aver mai avuto nemmeno un amico in politica è sintomo di una fobia persecutoria o piuttosto un elemento connaturato a qualunque leadership?

“Anche in questo caso è il Berlusconi imprenditore a parlare e la visione politica ne è influenzata. I politici non possono essere intesi come collaboratori fedeli, quelli sono i cani. La politica è una dinamica complessa. Glielo dissi una volta nel ’94: secondo una logica Novecentesca avrebbe dovuto decidere se essere Napoleone o Papà Goriot . Chi vuol fare lo statista ha come posta in gioco la vita non il patrimonio. Lui è riuscito a salvare la vita e il patrimonio, quindi forse ha avuto ragione lui. Però certamente questo è stato anche un fardello dal punto di vista della sua immagine internazionale”.

 

autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]