Istat, fiducia consumatori in calo ma sale per le imprese: cosa significa

28 settembre 2016 ore 15:30, Luca Lippi
Dall’Istat arriva un’immagine piuttosto confusa del clima di fiducia, con molta probabilità il contrasto è derivante dal fatto che il mese di settembre per molti individui è un mese di "travaglio".
Negativo per molti poichè devono ammortizzare le spese estive e contestualmente fare fronte alle spese per l’avvio scolastico della propria prole, per i liberi professionisti il discorso è ancora più complesso.
per un libero professionista e per le P.Iva in generale settembre è un mese che segue il mese di agosto, e per una partita Iva, la malattia e le ferie non sono mai pagate, al contrari di quanto succede per i dipendenti che spesso giovano anche di una mensilità aggiuntiva.
Ecco allora che il contrasto si evidenzia maggiormente soprattutto nella rilevazione dell’Istat che segnala un clima di fiducia dei consumatori in calo contro un clima di fiducia in ripresa per quanto riguarda le imprese. 
In sintesi, non ci sarebbe logica!
I dati dell’Istat indicano che l’indice di fiducia dei consumatori si è attestato a quota 108,7 dai 109,1 punti. Tra le singole componenti del clima di fiducia dei consumatori, quella personale e quella corrente hanno registrato una flessione. Viceversa il clima economico e quello futuro hanno registrato un segno positivo con il primo che è salito da 125,7 a 128 punti, mentre il secondo è passato da 112,2 a 112,8 punti.

Istat, fiducia consumatori in calo ma sale per le imprese: cosa significa

Per quanto riguarda il clima di fiducia delle imprese, hanno registrato secondo l’Istat un progresso da 99,5 a 101 punti. Secondo l’Istat il dato complessivo è migliorato grazie alla buona performance messa segno in tutti i comparti. La crescita, in particolare, è stata molto evidente nel commercio al dettaglio con l’indice che è salito da 97,4 a 102,0 punti. 
Buone indicazioni ci sono comunque state anche dalla manifattura con il relativo indice che è passato da da 101,1 a 101,9 punti. 
Secondo il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, il segnale sarebbe negativo (riferimento alla fiducia dei consumatori) e pessimo presagio per le feste natalizie.
In realtà sarebbe il caso di attendere il mese di ottobre dove, forse, i dati si fanno meno contrastanti e i consumatori, alleviati dal peso delle spese per l’avvio dell’anno scolastico, e smaltite le uscite straordinarie del periodo estivo, potrebbero avere una visualizzazione della prospettiva futura un tantino meno nebulosa (crisi permettendo).

autore / Luca Lippi
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