Meeting Cl: cosa c’è dietro la ‘svolta’ di Renzi su Putin

29 agosto 2015, Americo Mascarucci
Meeting Cl: cosa c’è dietro la ‘svolta’ di Renzi su Putin
Non si è ancora spento l’eco dell’intervento di Matteo Renzi al Meeting di Comunione e Liberazione soprattutto perché è stata tanta la carne al fuoco messa sul piatto. 

Soprattutto molti hanno letto nelle righe dell’intervento, una certa inversione ad “U” del Premier su alcuni nodi fondamentali. Scontato il discorso sulle riforme necessarie a far ripartire il Paese, scontato anche il pensiero sull’immigrazione e l’accoglienza, scontato ancora il discorso del Senato da riformare; un po’ meno scontata la difesa di Putin rispetto alle posizioni di Stati Uniti ed Europa sulla crisi ucraina, e la strenua difesa dei cristiani perseguitati in Africa. Eh già, perché il Renzi che avevamo imparato a conoscere non aveva in verità mai brillato molto per simpatia nei confronti della Russia e del suo presidente. 

Proprio il Pd, non ha sempre criticato Berlusconi accusandolo di aver incrinato la storica alleanza con gli Usa e aver messo in dubbio la credibilità dell’Italia in Europa, a causa del suo rapporto super-privilegiato con Mosca? Ancora di più con il “satrapo” responsabile delle persecuzioni contro i ceceni? 

E oggi Renzi che fa? Si presenta a Rimini per dire che l’Europa e gli Usa con Putin hanno sbagliato tutto, che non dovevano andare allo scontro con lui ma ricercare un dialogo. Eppure quando la UE si è trovata a gestire la crisi ucraina il Premier italiano non è sembrato così distante dalla “linea Merkel”, non è sembrato scandalizzarsi più di tanto delle sanzioni a Mosca. 

Cosa è cambiato oggi? Forse Renzi ha capito che il rapporto privilegiato di Berlusconi con Putin non era motivato soltanto da ragioni di amicizia personale ma forse conveniva all’Italia? O molto più realisticamente ha compreso, seppur in ritardo, che le sanzioni a Mosca stanno penalizzando fortemente gli scambi commerciali a danno delle imprese italiane da sempre in ottimi rapporti con i russi? 
Se così fosse, non era certo difficile scoprirlo in anticipo ed evitare di sostenere in Europa posizioni germano centriche del tutto disinteressate alle sorti dell’economia italiana. 

Già nel corso della sua visita in Israele Renzi aveva sottolineato come la Russia fosse un alleato strategico per mettere in sicurezza il Medio Oriente e combattere il terrorismo islamico,  dimenticando forse in quel caso che Putin è il principale alleato della Siria di Assad, paese con cui Israele è da anni in conflitto per il possesso del Golan. 

Ma già allora fu evidente come, il primo ministro italiano, avesse tutto l’interesse a strizzare l’occhio a Putin quasi candidandosi a ricoprire il ruolo di intermediario fra la Russia e l’Europa. 

Insomma cosa è cambiato? Per quanto riguarda le persecuzioni dei cristiani da parte dell’Isis e dei fondamentalisti islamici in Nigeria, Renzi è sembrato andare oltre Papa Francesco. Vero è che la platea riminese era composta da militanti cattolici particolarmente sensibili al dramma dei cristiani perseguitati nel mondo, ma forse certi argomenti sarebbe stato più opportuno sollevarli in ambito europeo visto che la Ue e l’Onu sembrano totalmente sordi rispetto a questa immane tragedia. 

C’entra forse qualcosa la caduta di consenso di Renzi e del Pd nell’elettorato cattolico per il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili? C’entra forse la mobilitazione del 20 giugno scorso, il Family Day di Piazza San Giovanni che ha portato in piazza migliaia di famiglie italiane contro i provvedimenti del Governo rivolti a riconoscere diritti alle coppie gay? 

Una chiave di lettura questa che sembrerebbe confermata soprattutto dal fatto che, dopo aver chiaramente difeso i cristiani perseguitati, Renzi ha completamente ignorato il tema del riconoscimento delle unioni omosessuali, nonostante ne avesse parlato il giorno prima il ministro Graziano Delrio evidenziando l’esigenza di regolare giuridicamente queste coppie come avviene in tutta Europa.  E difatti le organizzazioni gay hanno protestato accusando il Premier di opportunismo e di aver voluto ignorare volontariamente l’argomento per non ritrovarsi contestato da una platea che ha cercato il più possibile di farsi amica. 

Insomma, se la piazza di San Giovanni ha voltato le spalle a Renzi, Renzi ha riconquistato quella di Cl usando gli argomenti giusti. A Rimini, insomma, non sarebbe andato in scena soltanto il suggellamento di un’alleanza, quella fra il renzismo e i ciellini, ma anche e soprattutto il nuovo corso renziano. Una sorta di “svolta” in salsa berlusconiana.  

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