Unioni gay, i Valdesi aprono ma col no al matrimonio

29 agosto 2015, Americo Mascarucci
Unioni gay, i Valdesi aprono ma col no al matrimonio
Le chiese metodiste e valdesi, sarebbero pronte a riconoscere le coppie di fatto e le unioni gay. Lo ha stabilito il Sinodo delle chiese protestanti in corso a Torre Pellice (Torino) dove si è discusso di questi ed altri argomenti. 

I 180 deputati che compongono il Sinodo hanno ricevuto e inviato alle chiese locali affinché lo studino e lo valutino a fondo, un ampio documento redatto dalla Commissione famiglie delle chiese metodiste e valdesi. “Si tratta del primo documento di questo genere dopo quello sul matrimonio approvato dal Sinodo del 1971 e il testo sui matrimoni interconfessionali stilato insieme alla Conferenza episcopale italiana del 1997-2000”, ha precisato Paola Schellenbaum, membro della Commissione famiglie, durante una conferenza stampa di presentazione del testo. 

“Nel documento, la famiglia fondata sul matrimonio rimane rilevante ma non può essere più considerata forma privilegiata o addirittura unica. Si tratta di includere altre forme di unioni. Il testo è il frutto di un confronto, di un dialogo con la società, di cui cerca di cogliere i cambiamenti e le novità”. 

Fra le proposte in discussione c’è anche quella di individuare apposite forme di benedizione per le coppie gay escludendo comunque la possibilità per queste di accedere al matrimonio. Una posizione quella delle chiese valdesi che non stupisce più di tanto, visto che il protestantesimo da anni è aperto ai temi dei diritti civili. Non a caso recentemente un gruppo di intellettuali laici italiani ha firmato una petizione pubblicata dalla rivista “Micromega”, con la quale si invitavano gli italiani a destinare l’otto per mille alle chiese valdesi proprio perché, diversamente dalla Chiesa cattolica, aperte e sensibili al tema delle unioni gay. 

La Chiesa anglicana questo tema lo ha sdoganato da tempo fino ad ammettere gli omosessuali di entrambi i sessi, persino al sacerdozio e all’episcopato. Anche i calvinisti e i luterani hanno ammesso la possibilità di consacrare le unioni gay e accettato molte tesi relativiste. Va detto che le scelte assunte tanto in casa anglicana che calvinista e luterana non hanno mancato di creare forti scontri e accesi dibattiti in seno a queste chiese da parte dei settori più tradizionalisti anche se poi nei vari sinodi la maggioranza ha accettato le svolte riformiste e liberal. Una posizione quella delle chiese protestanti che troverebbe legittimazione nella citazione biblica di 1 Giovanni 4:7 laddove è scritto: “Carissimni, amiamoci gli uni e gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio”. 

Per i protestanti è la dimostrazione più evidente di come qualsiasi forma di amore, vero, forte ed autentico, nasca da Dio e sia da questo benedetto indipendentemente dal sesso. Un’interpretazione teologica ovviamente discutibile ma che non è affatto estranea ad alcuni ambienti ultra progressisti della stessa Chiesa Cattolica. 

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