Riforma dirigenti della Pa: il piano del Cdm con corsia preferenziale

29 agosto 2016 ore 8:29, Luca Lippi
L’emergenza del terremoto ha distolto l’attenzione su alcuni temi di primaria importanza, oggi è stato convocato un consiglio dei ministri straordinario per fare fronte all’emergenza in corso, contestualmente, però, in agenda per oggi c’è il provvedimento che riscrive le regole per la dirigenza pubblica, introduce cioè il meccanismo dei ruoli unici per Stato, Regioni ed enti locali all’interno dei quali le amministrazioni dovranno scegliere, con selezione pubblica, i dirigenti a cui conferire gli incarichi quadriennali, rinnovabili una sola volta e a chi non sia incappato in una valutazione negativa.
Prima dell’interruzione per le ferie estive, la sensazione era che il governo stesse per fare un passo indietro sulla famosa valutazione dei dirigenti pubblici. 
In sotanza il governo avrebbe semplicemente trasformato la norma sulle performance dei dirigenti pubblici in un qualcosa di più organico e dettagliato da introdurre nel Testo Unico del Pubblico Impiego.
La selezione: uno dei primi cambiamenti che dovrebbe riguardare la questione dirigenti pubblici sta nell’assegnazione degli incarichi, che da automatica dovrebbe passare invece ad una più plausibile selezione. Non è chiaro come questa selezione prenderà forma, ma sembra piuttosto certo che il governo introdurrà una sorta di corsia preferenziale verso quelle persone che hanno già avuto esperienze del genere alle loro spalle.

Riforma dirigenti della Pa: il piano del Cdm con corsia preferenziale

La valorizzazione: Il testo di riforma dovrebbe poi introdurre dei parametri per valutare sul serio il lavoro svolto dai dirigenti pubblici – che finora avevano sostanziale carta bianca su molti aspetti. Si terrà conto, ad esempio, del loro comportamento, della loro capacità di far funzionare la “macchina” e della loro capacità di portare al successo determinati progetti.
Sia per la selezione sia per la valorizzazione sull’efficacia si gioca una buona parte delle chance di successo della riforma, che punta a differenziare i trattamenti offrendo ai dirigenti più “brillanti” maggiori opportunità di ottenere incarichi e soprattutto rinnovi, ovviamente, di contro, si configura una forma snzionatoria per i dirigenti che a diverso titolo dimostrano di non essere all’altezza degli incarichi con tagli importanti in busta paga. 
Se la valutazione non funziona, è inevitabile che questa parte resti invece lettera morta, come accaduto per altri tentativi di riforma del passato sul tema. 
Il Consiglio dei ministri sarà poi chiamato ad affrontare la questione spinosa delle deroghe per i dirigenti di prima fascia, e più in particolare per i direttori generali dei ministeri che hanno mosso più di un’obiezione all’idea di entrare nel gioco degli incarichi insieme a tutti gli altri una volta scaduti i loro contratti attuali. 
L’ipotesi finora più gettonata punta a una selezione che almeno all’inizio tenga conto, nei bandi che saranno pubblicati dalle amministrazioni, della carriera già svolta in funzioni apicali per un determinato periodo di tempo, in modo da aprire una corsia preferenziale a chi è già stato titolare di incarichi di vertice. Sul peso e sulla durata di questa deroga, comunque, deciderà il Consiglio dei ministri fra le varie opzioni preparate dai tecnici.

autore / Luca Lippi
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