Terremoto, Meluzzi: "No a zoo del dolore e terapie di massa. Serve mantenere legame con luoghi"

29 agosto 2016 ore 11:58, Americo Mascarucci
"Per superare il dramma vissuto dai terremotati è necessario affrettare il prima possibile la ricostruzione, mantenere il più possibile il legame fra le persone e il territorio, e soprattutto evitare terapie di massa".
Ne è convinto lo psicologo Alessandro Meluzzi che, intervistato da Intelligonews, spiega quali effetti, a breve e lungo termine, la tragedia vissuta dagli abitanti di Amatrice e delle zone colpite dal sisma potrà provocare a livello psicologico. 

Professor Meluzzi, un evento catastrofico come quello vissuto dagli abitanti delle zone colpite dal sisma quali conseguenze dal punto di vista psicologico potrà provocare nel breve, medio e lungo termine?

"Gli effetti a breve durata sono studiati in maniera rigorosa e accurata da un ramo che si chiama psicologia delle catastrofi. Chiunque viene colpito da un evento catastrofico, sisma, bombardamento o altro, tende sempre a sviluppare una sindrome post traumatica da stress, caratterizzata da acuti disturbi del tono dell’umore, da ansia e insonnia. Nella fase immediatamente post sisma questa reazione è fisiologica. Per ciò che riguarda invece gli effetti a lunga distanza bisognerà tenere conto dell'evoluzione della situazione. La soluzione migliore è mantenere un legame strutturato con luoghi, memorie e ambienti, nella forma Friuli-Gemona- Emilia. Se c’è un giardino o una spazio vicino al rudere della casa distrutta, è opportuno costruire lì abitazioni in legno, come ad esempio avvenuto in Abruzzo ad Onna. Questo potrà comportare una ricostruzione anche veloce del tessuto urbano. Se si passa invece alla formula delle tendopoli o dei container c'è il rischio di favorire quel processo di spersonalizzazione tipico dei campi profughi dove c’è dissoluzione della comunità e dei rapporti affettivi, crisi dei legami familiari, incremento dei comportamenti dissociali, autolesivi e dell'aggressività".

Quindi è opportuno ricostruire sugli stessi luoghi in cui il terremoto si è sviluppato?

"Questa è la soluzione migliore perché consentirà di mantenere una rappresentazione spazio-temporale e paesaggistica. Del resto sono le persone stesse a chiedere di tornare dove stavano prima. Può capitare che qualcuno sia rimasto talmente traumatizzato dall'evento da non voler tornare sul luogo del dramma, ma si tratta solitamente di casi molto ridotti. La stragrande maggioranza preferisce restare dove il sisma si è verificato e dove ha legami e memorie alle quali non intende rinunciare".

In questi primi giorni post sisma molte persone sono tentate di vincere la paura con il ricorso ad ansiolitici, tranquillanti o anti-depressivi. Ma è questa la terapia più efficace?

"L’abuso di farmaci e psicofarmaci non è affatto la soluzione migliore. Gli antidepressivi nell'immediato non servono anche perché le reazioni di questi giorni sono fisiologiche. Sono le stesse reazioni che possono ad esempio seguire ad un lutto familiare piuttosto doloroso. Gli anti-depressivi possono entrare in gioco semmai in una seconda fase, ossia se a distanza di settimane o mesi, il dolore non è stato ancora superato o alleviato. Nell'immediato i farmaci non servono se non in situazioni particolari. Ciò che serve è favorire il mantenimento dei legami affettivi e soprattutto non lasciare sole le persone che hanno vissuto il dramma mostrando loro vicinanza e solidarietà. Ma allo stesso tempo va evitata la teatralizzazione della solidarietà. Non servono passerelle o buoni samaritani pronti a mettersi in mostra. Va evitato quello che io definisco lo zoo del dolore. Gli psicologi possono essere utili, ma per chi ne ha bisogno e ne fa richiesta. Sono invece del tutto inutili terapie psicologiche di massa. Ognuno reagisce in maniera diversa e non è detto che tutti indistintamente necessitino di assistenza psicologica". 
Terremoto, Meluzzi: 'No a zoo del dolore e terapie di massa. Serve mantenere legame con luoghi'

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