Terremoto, Nardone: "Manca la sensibilità geologica. Non si costruisce ignorando il sottosuolo"

29 agosto 2016 ore 16:09, Marco Guerra
"La consulenza geologica non è ancora centrale nelle progettazioni degli edifici, fatto sta che io sono l’unico geologo nel Consiglio superiore dei lavori pubblici". 
Raffaele Nardone, membro del Consiglio Nazionale dei Geologi, spiega ad Intelligonews perché sarà fondamentale conoscere il sottosuolo per mettere in sicurezza l’Italia. 
Nardone, appena tornato dalle zone terremotate, parla anche di Amatrice: "C’è stato un effetto sito, terreni situati a poca distanza hanno retto in maniera diversa alla sollecitazione delle scosse”. 

Ora il leit motiv riguardo ad Amatrice è ricostruire il paese lì dove era e come era. E’ possibile che ciò avvenga?

"Non solo è possibile ma è auspicabile. L’Italia è il paese dei piccoli borghi che ne costituiscono anche la bellezza, un terremoto non può cambiare la struttura del nostro paese. Certo, va avviata una seria campagna di prevenzione; non è detto che in un’area sismica ogni volta che avviene un terremoto debbano contarsi delle vittime. Non possiamo accettare ogni volta un simile bilancio di vite umane. Insomma si può e si deve costruire meglio".

Dal punto di vista geologico quali criticità presentava il terreno di Amatrice?

"Ovviamente quando dico che si può ricostruire in quei posti e quando parlo di consapevolezza della popolazione, intendo dire che bisogna anche conoscere in modo attento e adeguato il sottosuolo. Ad Amatrice, come in molte altri parti d’Italia, ci sono dei punti in cui l’effetto della scossa viene amplificato di più, in altri punti invece l’onda sismica viene attenuta. Quindi la conoscenza del sottosuolo è fondamentale e in base alla conoscenza geologica, che solo un geologo può avere, dovrebbero essere fornite le giuste indicazioni ad un ingegnere addetto alle progettazioni. Invece si pensa che si possa costruire indipendentemente dalle condizioni del sottosuolo e puntualmente la natura ci dimostra che non è così. Bisogna mettere a sistema una serie di sinergie che vengono da mondi professionali diversi. Il tutto con il contributo della società civile. La popolazione ha diritto ad avere case sicure". 

Sul piano normativo è prevista la consulenza di un geologo?

"La consulenza geologica è obbligatoria per legge ma spesso è vista solo come un balzello da ottemperare e non si dà ad essa il giusto valore. Se non diamo importanza alla conoscenza del sottosuolo non andremo da nessuna parte. Poi certo, bisogna anche adeguare la normativa. Noi abbiamo il massimo organo tecnico dello Stato, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dove non c’è nemmeno un geologo. Io sono stato da poco nominato nell'assemblea del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici - in rappresentanza del Consiglio Nazionale dei Geologi di cui faccio parte -  e sono l’unico geologo presente. Quindi lei capisce bene perché non troverà mai quella sensibilità geologica nelle norme. Fra l’altro io in quel consiglio sono comunque un portatore di interessi, servirebbe invece un geologo strutturato in questa istituzione che possa dialogare con gli ingegneri, che sono lì per dare una chiave di lettura diversa del territorio. Io sto facendo una battaglia…le nuove norme tecniche che stanno uscendo penalizzeranno ancora di più l’aspetto geologico. Bisogna far capire che la nostra non è un battaglia di categoria ma è rivolta al bene del Paese. Noi abbiamo avviato anche un percorso di certificazione di qualità perché vogliamo che la relazione geologica sia centrale nei vari percorsi di certificazione".

Lei ha detto alcuni terreni propagano di più l’onda sismica, può farci alcuni esempi?

"Gli effetti dipendono da aspetti stratigrafici ma anche morfologici, quindi non è semplice definire un terreno più pericoloso di altri. Ad esempio un terreno con un substrato rigido ma ricoperto da terreno più soffice amplifica di più l’onda sismica. Invece in una zona dove sono minori le coperture dello strato rigido, di solito ci sono meno danni. Per esempio nella parte alta di Accumoli dove c’è solo roccia non ci sono stati crolli, nella parte a valle dove ci sono le stratificazioni è andata peggio. Ma dipende anche se si sta su un pendio o su una roccia fratturata dove si crea l’effetto martello".

Cosa l’ha colpito di più ad Amatrice?

"Innanzitutto tanta rabbia nel vedere una scuola venire giù, si prova un senso di sconfitta e di tradimento nel vedere crollare il luogo dove lo Stato custodisce i nostri figli. Poi l’effetto sito, ovvero quello che dicevo prima: a parità di strutture ci sono zone dove l’abitato ha retto meglio e altre dove è crollato tutto. Da come sono state effettuate le ristrutturazioni si capisce proprio come che quel popolo non prevedesse minimamente l’arrivo del terremoto. Hanno ristrutturato le loro case come se fossero in una zona a zero rischio sismico. Quando hanno ricostruito a Norcia è stato diverso, ad Amatrice quella consapevolezza non era radicata". 

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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