Ior: il Papa pensa al cambiamento. Basta burocrazia e il controllo passa al Governatorato

29 aprile 2013 ore 10:26, Americo Mascarucci
Ior: il Papa pensa al cambiamento. Basta burocrazia e il controllo passa al Governatorato
Il futuro dello Ior è stato al centro delle congregazioni generali propedeutiche al Conclave che ha eletto Papa Francesco
. Il destino della Banca vaticana è stato l'argomento che ha acceso le maggiori discussioni fra i cardinali, pare con forti momenti di tensione fra il segretario di stato Tarcisio Bertone ed i suoi oppositori. Diversi porporati non hanno infatti gradito le nomine che Ratzinger, su suggerimento del salesiano, ha ratificato prima di lasciare il soglio di Pietro con particolare riferimento al rinnovo, per i prossimi cinque anni, della Commissione di vigilanza sullo Ior. Il malcontento degli anti-bertoniani è legato soprattutto all'estromissione dalla suddetta Commissione del cardinale Attilio Nicora presidente dell'Autorità d'Informazione Finanziaria della Santa Sede, il quale aveva più volte denunciato a Benedetto XVI la mancanza di trasparenza nella gestione dell’Istituto e la necessità di modificare la normativa in materia, come richiesto dall’Europa. Le congregazioni hanno suggerito come possibile soluzione di ricondurre lo Ior sotto il controllo del Governatorato, il ministero economico del Vaticano attualmente presieduto dal cardinale Giuseppe Bertello, componente della commissione dei saggi recentemente nominata da Bergoglio per assisterlo nel governo della Chiesa universale. La proposta pare abbia trovato d'accordo Francesco che non a caso a poco più di un mese dalla sua elezione ha già dichiarato pubblicamente di non gradire la gestione prettamente burocratica dello Ior. La Banca vaticana dovrebbe in pratica riscoprire la missione originaria, quella cioè di sostenere le opere della Chiesa nel mondo, senza rincorrere speculazioni finanziarie ed operazioni eticamente discutibili. L'autonomia dello Ior  verrebbe fortemente ridimensionata e il Governatorato assumerebbe il completo controllo dell'intera politica economica del Vaticano, arginando lo strapotere della segreteria di stato. Bertello restando alla guida del Governatorato sarebbe la persona più indicata a svolgere il delicato ruolo del "controllore papale" ma, nel caso in cui come sembra sempre più probabile sarà chiamato da Francesco a sostituire Bertone, chi nominare alla guida del dicastero economico? Tanti nella Curia considerano inevitabile puntare su Nicora in considerazione della fama di moralizzatore che si è guadagnato sfidando proprio Bertone sullo Ior. Nicora potrebbe così portare a compimento, in accordo con il Papa e il nuovo segretario di stato, quella riforma più volte caldeggiata e rivolta a rendere sempre più limpida e trasparente la gestione della Banca. Un patto di ferro Bertello-Nicora potrebbe essere la soluzione migliore per risanare finalmente il tanto denigrato Ior e mettere fine alla stagione delle trame nere, delle congiure, dei complotti , dei misteri irrisolti (vedi il caso Orlandi) che in un modo o nell’altro finiscono sempre con il coinvolgere l’Istituto delle Opere Religiose. Sembra che questa soluzione trovi perfettamente d’accordo anche Bergoglio. A meno che Francesco non scelga una rivoluzione a 360 gradi accompagnando la promozione alla segreteria di stato di Bertello con il ritorno a Roma del nunzio negli Usa Carlo Maria Viganò già segretario del Governatorato. Anche questa ipotesi ha iniziato a circolare da tempo nei sacri palazzi ma, considerando l’esplosione dello scandalo Vatileaks emerso proprio a seguito delle denunce di Viganò contro Bertone, sono in pochi a scommettere che possa concretizzarsi realmente.  
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