Apriamo il dibattito. Ecco i punti pro e contro l'Euro

29 aprile 2014, intelligo
di Gianfranco Librandi Analisi con approccio scientifico dei PRO e i CONTRO di un’uscita dall’Euro. E’ pura accademia perché non accadrà mai, l’Italia non è l’Ungheria! I conti non sono minati dall’Euro. PRO uscita dall’Euro: - consente alla politica di operare svalutazioni competitive per riconquistare antichi ruoli di dominio sui mercati internazionali. - Consente di trasmettere la politica fiscale svicolandoci dai vincoli di Maastricht.
Apriamo il dibattito. Ecco i punti pro e contro l'Euro
La Scienza Economica risponde
che l’Italia non ha alcun bisogno di abbandonare la moneta unica perché l’andamento dei conti con l’estero (per esempio nel periodo della crisi) dal 2008 al 2010 ha mantenuto il saldo in pareggio. Le esportazioni rispetto alle importazioni, sono addirittura aumentate formando un surplus per il 2013 di circa 60 miliardi di euro. Sostenere che l’Italia è un Paese da sempre votato all’esport, è falso! Utile ricordare che i consumi privati sono dominanti sul Pil, è qui dunque, che bisogna intervenire! Gli interventi sui consumi interni sono esclusivamente addebitabili alla politica che deve orientare la politica monetaria e fiscale all’espansione della domanda interna, non è complicato recuperare risorse per farlo, la spending review è il sistema migliore se non vi fosse la difesa medievale di “diritti” acquisiti a danno della collettività e una disparità da terzo mondo fra impiego pubblico, privato, partite iva e artigiani. CONTRO l’uscita dall’Euro: -Svalutazione rispetto l’euro, comportando fughe di capitali destinate alla speculazione sul cambio. -Aumento dei prezzi contro una parità dei salari comportando inevitabilmente una pressione negativa sul potere d’acquisto delle classi medio - basse. La scienza economica risponde che c’è differenza fra movimento di capitale sul mercato valutario (minima parte) che in confronto al capitale produttivo è piuttosto complicato da svincolare. In ogni caso è semplice evitare le fughe di capitali con blocchi di trasferimento di liquidità. Riguardo la svalutazione dei salari reali, questa è una realtà solo nel momento in cui il potere contrattuale dei lavoratori è in posizione troppo subordinata rispetto a quello della classe imprenditoriale. Anche qui la soluzione è nel Governo non nella moneta, qualunque essa sia. In conclusione, le bandiere pro e contro l’Euro sventolano senza alcun supporto scientifico che pure esiste. L’ossessione per la competitività e per la svalutazione è totalmente infondata perché l’Italia non ha un problema di competitività con l’estero. IL PROBLEMA è nel mercato interno causa la cattiva redistribuzione del reddito tra le diverse classi sociali, problema esclusivamente politico, non c’entra niente l’Euro! Per il momento l’Euro è decisivo per mantenere equilibri continentali, una sorta di pacificatore; che poi bisogna strutturare una gestione interna al sistema Europa più razionale rinegoziando i “vincoli” per i singoli Paesi membri è un dato di fatto ed è esclusivo appannaggio della politica. Il problema dell’Italia da almeno un paio di decenni sono le amministrazioni pubbliche, i sindacati e la politica che hanno indebolito il tessuto sociale a danno delle lobby internazionali. Paradossalmente l’Euro è stato un gancio importante per azzerare i gap di un’insulsa conduzione delle politiche economiche protese verso una globalizzazione che è troppo aperta oltre confini dove regna la totale anarchia e dove è impossibile stabilire rapporti concorrenziali corretti. Non è MAI uscire dall’Euro la soluzione più veloce per sistemare il danno procurato.
autore / intelligo
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