Ramelli, Telese: "Per me l'antifascismo non è un valore attuale"

29 aprile 2014 ore 15:25, Adriano Scianca
Ramelli, Telese: 'Per me l'antifascismo non è un valore attuale'
“Quello di Sergio Ramelli è stato un delitto odioso, quel ragazzo va ricordato dalle istituzioni. E se non è possibile una cerimonia comune, che se ne facciano due”. Luca Telese, conduttore di Matrix e in passato autore di Cuori neri, un saggio sulle vittime di destra degli anni di piombo, non condivide le polemiche della sinistra sulla commemorazione del ragazzo ucciso a Milano da estremisti di sinistra il 29 aprile 1975. E a Intelligonews spiega: “L'antifascismo? Per me è un valore storico, non del presente”. Telese, che idea si è fatto sulle polemiche circa il corteo che si svolgerà nel pomeriggio a Milano?  «Io mi sono fatto un'idea molto chiara: per me bisogna ricordare tutti, tranne quelli che sono morti nel corso della lotta armata, per cui entrano in ballo altri tipi di ragionamento. Ramelli, poi, è un caso di scuola, di alto valore civile. Va ricordato, come tutte le vittime del terrorismo». Lei ha studiato i casi dei “cuori neri” per il suo libro omonimo. Cosa ricorda di quel caso in particolare? «Fu un delitto odioso, contro un ragazzo indifeso. La cosa che più mi colpì, all'epoca, fu scoprire che si trattava di un omicidio preordinato, su mandato, come gli omicidi di mafia. Non fu il risultato di una violenza di piazza, certo ugualmente deprecabile ma comunque all'epoca piuttosto frequente. Ci furono dei ragazzi andati ad uccidere un avversario politico che non conoscevano, solo per eseguire un ordine». Le polemiche, quest'anno, non riguardano tanto il ricordo in sé, quanto le modalità... «Qui ovviamente emergono tutta una serie di problemi. A Padova, per esempio, fu Silvia Giralucci, figlia di una delle vittime di un agguato delle Br a una sede dell'Msi, ad auspicare che la cerimonia non fosse di parte. Si è risolta la questione facendone due: una pubblica e istituzionale e una della comunità militante. Forse una cosa del genere potrebbe essere fatta anche per Ramelli se, come sembra, nessuna delle due parti accetta un minimo comune denominatore». È il famoso dibattito sulla memoria condivisa... «Sì, ricordo che quando uscì il mio libro si discuteva molto a proposito di un discorso dell'allora presidente Ciampi che parlava appunto di memoria condivisa. Io sono giunto alla conclusione che la memoria condivisa è impossibile. Se ci fosse una memoria comune sarebbe già tanto. È ovvio che Piasapia che partecipa al “presente” è impensabile, così come un sindaco di destra che partecipa alla commemorazione per Verbano insieme ai centri sociali, mostrando il pugno chiuso. Bisognerebbe però capire che esiste un cerchio più largo, che è quello delle istituzioni, e ce n'è uno più stretto, che riguarda la memoria di parte». Alla base di tutto c'è tuttavia il nodo dell'antifascismo: è un valore? E se sì, come va declinato? «Ci sarebbe da fare un grande ragionamento che purtroppo oggi credo sia impossibile fare. Io parlo per me: per quanto mi riguarda se mi si chiede se sono antifascista riguardo alla guerra del 1939-45 e alla Resistenza dico di sì. Ma per esempio io abolirei la XII disposizione transitoria della Costituzione, che mi sembra illiberale. Mi sento antifascista storicamente, ma non nel presente».      
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