Libia e migranti rischiano di annegare nel buonismo dell’Onu

29 aprile 2015, Americo Mascarucci
Libia e migranti rischiano di annegare nel buonismo dell’Onu
Il segretario dell’Onu Ban Ki-Moon ricevuto da Papa Francesco in Vaticano ha affermato che per risolvere il problema dell’immigrazione non bisogna distruggere i barconi ma fermare gli scafisti. 

Per poi aggiungere che è necessario analizzare e rimuovere le cause che generano immigrazione anche se questa strada richiederà molto tempo. Naturalmente il segretario Onu ha ribadito l’impegno delle Nazioni Unite a creare corridoi umanitari nel Mediterraneo per favorire un’immigrazione il più possibile regolare ed evitare nuove tragedie. Belle parole senza dubbio che tuttavia non sembrano garantire soluzioni immediate. 

E’ ciò che invece serve ad un Paese come l’Italia che ogni giorno è costretto a fare i conti con la mole sempre più impressionante di esseri umani che sbarcano sulle proprie coste e con quelli che purtroppo in mare ci lasciano la vita a causa proprio delle pessime condizioni strutturali di quei barconi caricati dai trafficanti di carne umana ben oltre la reale portata. 
I barconi non possono essere affondati e va bene, ma come fermare gli scafisti? Ah, non chiedete troppo al segretario generale dell’Onu il quale ha fatto pure sapere che la priorità resta quella di stabilizzare politicamente l’area teatro delle migrazioni. La scoperta dell’acqua calda è proprio il caso di dire. 

Intanto il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Muiznieks ha criticato i governi europei accusandoli di non saper gestire i flussi migratori a causa delle divergenze di vedute su questo tema. “A che serve – ha spiegato il commissario – triplicare le risorse per finanziare le operazioni Triton e Poseidon se poi i governanti europei non hanno una visione comune su come effettivamente affrontare e risolvere il problema?”.

Giusta osservazione e il tutto mentre Ban Ki-Moon sogna di stabilizzare l’area del Mediterraneo, cioè la Libia dove regna l’anarchia e dove di fatto operano due governi paralleli, uno riconosciuto dalle Nazioni Unite ma impossibilitato a far rispettare la propria autorità, l’altro invece illegittimo in mano ai fondamentalisti. 

Cosa ha concluso l’Onu fino ad oggi? Nulla, negoziati, negoziati e ancora negoziati, mentre paesi come l’Egitto da mesi stanno chiedendo di revocare l’embargo sulle armi al legittimo governo libico affinché possa ripristinare la legalità. Dunque chiacchiere, chiacchiere e ancora chiacchiere, l’Europa è nuda, incapace di seguire una strada comune su come affrontare il dramma dell’immigrazione e le Nazioni Unite pensano in grande, addirittura pretendendo di rimuovere le cause che generano immigrazione. 
Il che è come pretendere di costruire una casa partendo dal tetto. Perché qui il dramma è quotidiano e non possono essere attese le soluzioni a lungo termine dell’Onu. La proposta di affondare i barconi per quanto discutibile era comunque un punto di partenza. Ma vi pare che le Nazioni Unite possano davvero autorizzare una cosa del genere? No, meglio fermare gli scafisti e poco importa se poi è un po’ come dire che bisogna stroncare il traffico degli stupefacenti. 

Alla fine le parole di Ban Ki- Moon assomigliano tanto a sane e condivisibili enunciazioni di principio certamente poco adatte al responsabile di un organismo mondiale chiamato a risolvere i problemi dell’umanità, non ad aggravarli. Invece ancora una volta sembra di assistere a quel comportamento pilatesco tipico dell’Onu, quella volontà di non sporcarsi mai le mani e lasciare sempre agli altri il gioco sporco (vedi la crisi dei Balcani o il conflitto israelo-palestinese). 

Risoluzioni, risoluzioni e ancora risoluzioni. Parole, parole, parole, fino a quando si tratta di agire. Poi è un continuo di rinvii e negoziati tirati all’infinito. E alla fine tutti solidali con l’Italia costretta a pagare il prezzo più alto in termini di flussi migratori ma soltanto fino a quando non si tratta di dare concretezza ai propositi di solidarietà sempre enunciati. A quel punto, l’Europa, le Nazioni Unite tornano ad essere ciò che sempre di più appaiono agli occhi di un’opinione pubblica internazionale; il luogo delle chiacchiere infinite dove tutti ottengono tutto tranne che chi i problemi li vive quotidianamente sulla propria pelle.
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