Fiducia Italicum, forza o debolezza? Giachetti (Pd): “Atto previsto”

29 aprile 2015, Fabio Torriero
Fiducia Italicum, forza o debolezza? Giachetti (Pd): “Atto previsto”
Fiducia sì, no, perché? L’ora ‘X’ scatta alle 14 quando l’Aula di Montecitorio è chiamata ad esprimere il primo dei tre voti di fiducia sulla riforma elettorale. In Transatlantico c’è attesa, ma il clima resta ad alta tensione, specialmente dopo la riunione notturna della componente più numerosa della minoranze dem – Area Riformista – che si è divisa tra chi non parteciperà al voto con in testa il ticket Bersani-Letta e chi, magari turandosi il naso, la fiducia la voterà. Tra la conta di chi ci sta e chi no, le strategie e le previsioni su come andrà a finire che animano i capannelli di parlamentari, Intelligonews ha intercettato il renziano Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera, che analizza cosa è successo ieri e cosa accadrà oggi. 

Come legge le ripercussioni del voto di ieri su quello di oggi e come procede la spinta riformatrice renziana, anche dal punto di vista dei meccanismi istituzionali?

«Tutto sta andando per il meglio; stiamo procedendo sulla strada giusta ed entro la prossima settimana l’Italicum sarà legge».

La fiducia posta dal governo sulla legge elettorale è un atto di forza o di debolezza?

«E’ un atto previsto dalla Costituzione, un diritto della maggioranza nell’esercizio delle sue funzioni. Ricordo quello che disse Aldo Moro: la fiducia, se non inflazionata, agevola il lavoro politico sui tecnicismi parlamentari»

Però non si può negare che dietro determinati tecnicismi parlamentari vi sia anche la resistenza di una componente trasversale di forze politiche e l’ostracismo di chi vuole conservare. Del resto il voto di ieri ha segnalato spostamenti tra deputati Pd e forzisti dissidenti.

«La contabilità serve a poco, è relativa. Anche il passaggio di singoli parlamentari da una parte all’altra, lo leggo più in termini di sensibilità democratica o costituzionale che in termini di caste contrapposte o di Parlamento Vs Governo»

E’ indubbio, però, tornando al concetto di riformismo, che quando si fanno le riforme c’è sempre chi si arrocca: quindi è anche uno scontro tra riformatori e conservatori?

«Sì, dietro certi termini costituzionali come ‘riequilibrio’ istituzionale, spesso di nasconde una logica conservatrice. Però, va riconosciuto che la questione del Senato deve essere ancora risolta».
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