La Confindustria diventa Keynesiana

29 aprile 2015, intelligo
di Gianni Balduzzi.

Che Squinzi, presidente di Confindustria, fosse in linea con il governo, e con la linea di richiesta di maggiore flessibilità che il premier Renzi ha fatto propria verso Bruxelles, si sapeva, ora però arriva l’avallo ufficiale del Centro Studi di Confindustria che condanna l’austerità applicata in media nei vari Paesi dell’Unione Europea, in contrario con le politiche espansive invece sperimentate oltreoceano, e con successo. 

Vengono citate le cifre del confronto tra il PIL europeo ed americano, e sono impietose: nel 2014 il PIL americano era del 7,1% superiore a quello del 2011, mentre quello europeo era dello 0,4% in meno. Di fatto in USA il Prodotto interno lordo era cresciuto del 2,3% annuo in media e calato del 0,1% in Europa. Di seguito vediamo il grafico: 

La Confindustria diventa Keynesiana

Naturalmente il dato europeo è una media di quello di diversi Paesi e sappiamo come Italia, Grecia, Portogallo, Spagna abbiano contribuito a deprimerlo, ma cosa avrebbe provocato questa diversità? Il Centro Studi di Confindustria evidenzia una prima grossa differenza nella reazione alla prima crisi, scoppiata dopo il fallimento di Lehman Brothers nel 2008, ovvero l’entità delle misure espansive anticicliche messe in moto, che nel caso USA è consistito in un aumento della spesa pubblica di ben il 46% circa nei primi 3 anni di crisi a fronte di uno del 24% in Europa, spesa che si è poi stabilizzata per i rimanenti anni come vediamo nel grafico di seguito: 

La Confindustria diventa Keynesiana

In particolare è stata la spesa sociale ad aumentare negli USA di ben il 72%, più del doppio che in Europa. Secondo gli uffici studi del Congresso Americano in periodo di crisi la spesa sociale genera un moltiplicatore di 1,5, l’aumento del PIL, quindi, è circa una volta e mezzo quello della spesa pubblica. Risultato di un effetto diretto, perché la spesa per consumi pubblici finali e investimenti fissi è, in contabilità nazionale, una componente del PIL, e di uno indiretto, grazie al fatto che il maggiore reddito stimola i consumi delle famiglie e favorisce così nuove opportunità di investimento, con effetti a cascata che amplificano l’impulso iniziale.

La Confindustria diventa Keynesiana

Di fatto negli USA è stato raggiunto un disavanzo primario del 9%, contro il 3,4% dell’Europa, e sono stati mobilitati quasi 1300 miliardi di dollari contro i 318 da questa parte dell’oceano. 

La Confindustria diventa Keynesiana

Tuttavia il risultato finale nel 2014 è stato di un aumento della spesa primaria sul PIL di solo l’1,8% mentre del 4,1% in Europa, e la pressione fiscale negli USA è rimasta pressoché stabile, al 33,3%, mentre nel nostro continente è aumentata di quasi il 2% al 46,6%, come mai? Per la crescita economica. 

Di fatto oltreoceano l’enorme spesa maggiore è stata tutta coperta da un maggiore gettito fiscale, ottenuto non con più tasse, ma grazie all’aumento dell’attività economica. 

La teoria a favore di una maggiore spesa anticiclica in periodo di crisi non è affatto nuova, la novità sembra essere l’appoggio così netto di Confindustria, anche se alcuni nodi non vengono affrontati: per esempio come sarebbe stato possibile nell’Europa non ancora unita economicamente avere più spesa? Avrebbero dovuto farla quei Paesi come l’Italia cui la comunità internazionale negava il credito o lo accordava a tassi altissimi? O la Germania da sola?
Ma soprattutto, forse quella crescita del PIL negli USA non è stato soprattutto provocato dalla maggiore produttività? Nel momento in cui gli USA rimangono il Paese più avanzato al mondo, il luogo dove il valore aggiunto si crea, sulla frontiera tecnologica, e in una fase di bassa inflazione, se per esempio anche tramite spesa pubblica si mantiene la capacità di essere produttiva, allora subisce meno dell’Europa della concorrenza della maggiore competitività dei Paesi emergenti.
Per non dimenticare la demografia, con la popolazione negli Stati Uniti che cresce del 1% annuo, contro un’Europa stagnante anche da questo punto di vista.
autore / intelligo
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