Gay-Corte Ue, Roccella (Ncd): "Questione di saggezza: non tutto è discriminazione"

29 aprile 2015, Andrea De Angelis
La Corte di giustizia Ue di Lussemburgo ha stabilito oggi che è giustificata la legge francese che vieta agli uomini che abbiano avuto rapporti omosessuali di donare il loro sangue, in quanto a rischio di trasmissione di Aids.
La Corte ha però ammesso che questa disposizione può violare il diritto alla non discriminazione per ragioni di orientamento sessuale, e ha quindi sottolineato che è necessario dimostrare che il rischio di trasmissione di Aids o di altre malattie gravi sia effettivamente maggiore per gli uomini omosessuali. Solo in questo caso infatti si può derogare dal diritto di non discriminazione.

IntelligoNews ne ha parlato con Eugenia Roccella, deputata Ncd...

Gay-Corte Ue, Roccella (Ncd): 'Questione di saggezza: non tutto è discriminazione'
Che tipo di segnale è quello che giunge dalla Corte di giustizia Ue? Le polemiche sono dunque superate?

«Il problema è il concetto di discriminazione. La giurisprudenza dell'Unione Europea ha introdotto un concetto sempre più largo di discriminazione, mentre non sempre una scelta equivale ad una discriminazione. Ogni scelta che un Governo e più in generale un'autorità può fare in base a ragionevoli motivazioni e argomentazioni la si può definire discriminatoria? Questo è il punto. Con questa sentenza, che io ancora non ho letto interamente, la Ue sembra rivedere questo concetto». 

Una sorta di deroga al diritto di non discriminazione.  

«Il problema però non è una deroga, ma se ogni scelta equivale a una discriminazione. Diceva una ministra cattolica che è discriminazione trattare persone uguali in modo diverso, ma anche trattare persone diverse in modo uguale. Il concetto va applicato con saggezza». 

Mi sembra che lei si stia riferendo anche ad altro.

«Sì, per esempio quando si parla del matrimonio e delle unioni civili la Ue applica un concetto di discriminazione per me molto largo. Se ad esempio nelle unioni civili non è prevista la reversibilità della pensione, le Corti di giustizia europea sostengono che è un fatto discriminatorio, mentre sappiamo che essa è nata dal fatto che le donne incinta non potevano lavorare per un lungo periodo di tempo e dunque avevano bisogno di un riconoscimento, di una tutela intesa come valore sociale». 

Il rischio è dunque quello di una frizione tra potere legislativo e giudiziario? A chi spetta decidere cosa è o non è discriminazione?

«Diciamo che oggi siamo davanti a un primo ripensamento. Pensiamo ad esempio al concetto di autodeterminazione: l'Unione Europea si sta rendendo conto che applicandolo in modo insensato e troppo largo si vanifica qualunque decisione possa prendere per il bene comune un Governo, a partire ovviamente dalla sovranità nazionale.
Diventa impossibile alla fine prendere qualunque decisione. Pensiamo ancora con un altro esempio alle vaccinazioni: in Italia abbiamo un problema, ma anche in altri Paesi, perché se uno deve decidere liberamente poi il bene comune non si sa più dove va a finire e i Governi hanno difficoltà a decidere...».
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