Fiducia Italicum, ecco le dichiarazioni. LA DIRETTA

29 aprile 2015, intelligo
L’Italica battaglia comincia nell’Aula di Montecitorio alle 14 in punto. Prima le dichiarazioni di voto, poi la ‘chiama’ sul primo voto di fiducia. Ecco la diretta con le posizioni in campo.

OPPOSIZIONI. Il fuoco di fila lo aprono le opposizioni. Durissimo l’intervento di Mariastella Gelmini dai banchi di Forza Italia. La contestazione è sul ‘metodo’ Renzi, ragione per la quale la parlamentare berlusconiana parla di “non convinto e sofferto nel merito e sul metodo rispetto a una legge elettorale che non è competenza del governo ma è e resta nell’ambito della stretta pertinenza del Parlamento. Questa legge non può essere condizionata dal sì o dal no a un governo che in quanto tale, è e resta contingente”.

L’affondo della Gelmini si concentra poi quella che viene definita “la rottura del metodo del dialogo” da parte di Renzi “e del confronto che appartengono a ogni sana democrazia e senza una distanza incolmabile da quello che per noi era stato il Patto del Nazareno”. Infine nel suo intervento la Gelmini richiama i punti sui quali Fi è nettamente contraria: il premio alla lista e l’abbassamento “della soglia di ingresso in Parlamento a livelli lillipuziani, a misura del disegno di frantumazione ed eliminazione delle opposizioni. Al Senato votammo contro salvo poi accettare nel complesso la legge elettorale” in virtù del Patto del Nazareno che prevedeva anche l’accordo sulle riforme istituzionali. 

Il capogruppo di Sel Arturo Scotto è categorico: “Questa fiducia è un punto di non ritorno”, anche perché “il rapporto dentro i partiti e con le opposizioni rischia di deteriorarsi in modo irreversibile”. Secondo l’esponente vendoliano “per questo governo la politica è un eterno e quotidiano duello, sul campo sempre e solo due contendenti: uno vince e comanda, l'altro perde, muore e sparisce. Non c'è dialettica, né confronto sul merito, né compromesso”.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento di Emanuele Cozzolino, parlamentare 5S per il quale oggi alla Camera si scrive “una delle più brutte pagine della nostra storia repubblicana”. Poi cita due precedenti di voto di fiducia sulla legge elettorale: nel ’52 alla Camera e nel ’53 al Senato. Quindi non a caso ricorda le parole dell’ex capogruppo Pd Roberto Speranza “che con franchezza che gli fa onore, ha definito una violenza contro il parlamento la fiducia sull’Italicum, la stessa violenza della Boschi a questa Camera”. Per l’esponente grillino “oggi non saremo semplicemente chiamati a negare o confermare la fiducia al governo, ma ci schiereremo a cavallo di una linea di confine non ideologica tra chi sceglie di partecipare alla violenza che il governo infligge alla Camera e coloro che a tale violenza si sottrarranno”.

ALLEATI. Le critiche arrivano anche dagli alleati di Renzi. Ma i toni sono diversi e i distinguo costruttivi. E’ Fabrizio Cicchitto ad annunciare il sì di Alleanza Popolare alla fiducia sull’Italicum ma subito dopo occorre “modificare la riforma costituzionale al Senato, per creare contrappesi che portino ad una democrazia equilibrata. Non è in atto nel Paese uno scontro tra paramilitari e arditi del popolo, né tra assolutismo e garantismo: in questa vicenda c'è una partita tutta tattica giocata all'interno del Pd. Ma noi vogliamo e dobbiamo guardare al merito della legge, frutto di più mediazioni politiche: tra maggioranza e minoranza del Pd, tra Renzi e Fi, tra Renzi e il Nuovo centrodestra”. 

Per Cicchitto l’Italicum va “approvato così com'è, ma con il premio alla lista si elegge anche il premier che viene ad essere forte anche di un'investitura popolare. Per questo sono indispensabili adeguati contrappesi, che vanno trovati sulla legge di riforma costituzionale, con i senatori che devono avere un collegamento con la volontà popolare; con una legge-quadro che riordini le Authority per farne piena espressione del Parlamento e non del governo; con l'attuazione dell'articolo 49 sui partiti”. 

ALLEATI DISSIDENTI. Se Cicchitto annuncia il sì alla fiducia sull’Italicum per Alleanza Popolare, dalla stessa area e più precisamente da Ncd, l’ex capogruppo Nunzia De Girolamo si smarca e ai cronisti dichiara: “Non partecipo al voto di fiducia” su una legge elettorale “che è un mini-Porcellum”. 

La parlamentare del partito di Alfano lo dice chiaro: “Non condivido la richiesta di fiducia da parte di Renzi che ha una sola motivazione: non si fida più della maggioranza che lo ha fatto diventare presidente del Consiglio. Le regole del gioco si scrivono e si votano insieme, senza abusi né forzature. Non partecipo sia per il metodo che per il merito". 

E a chi gli chiede se ha sentito il neo-capogruppo di Ncd Maurizio Lupi risponde secca: “Non l’ho sentito. Mi ha cercato stamani, l’ho richiamato ma non mi ha risposto. Avrei voluto riferirgli ma è abbastanza astuto da arrivarci da solo”.

DISSIDENTI DEM. Chiede di parlare a titolo personale. Alfredo D’Attorre, bersaniano doc, davanti ai colleghi Pd dice che non parteciperà al voto e definisce la decisione di mettere la fiducia sull’Italicum da parte del governo “una scelta che lascerà una macchia difficile da cancellare su questo governo, un atto grave e senza precedenti recenti”.  

Per il deputato dissidente dem “oggi siamo chiamati ad esprimerci su un atto che crea un precedente pericoloso, un’invasione di campo sbagliata del governo sulle regole del gioco che devono rimanere di stretta permanenza parlamentare. Una scelta che rischia di aumentare il distacco dei cittadini dalla politica e di gettare discredito sulle istituzioni”.


LuBi

autore / intelligo
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