Mentre lo Stato pensa alle unioni gay, il Papa punta tutto sul matrimonio

29 aprile 2015, Americo Mascarucci
Mentre lo Stato pensa alle unioni gay, il Papa punta tutto sul matrimonio
“I giovani d’oggi vorrebbero sposarsi, avere un legame stabile, una famiglia con dei figli ma hanno paura di non farcela, di fallire e allora non si sposano”. Sembrerebbe un discorso di una banalità sconcertante ma se a farlo è Papa Francesco allora la cosa assume un significato ben diverso e del tutto particolare. 

Francesco parla di matrimonio e famiglia a pochi giorni dall’approvazione della legge sul divorzio breve, che ha ridotto da tre anni ad un anno il periodo della separazione. 

Secondo l’analisi del Papa oggi i matrimoni calano, le separazioni aumentano, le nascite diminuiscono perché si è fatta strada fra i giovani la cultura del provvisorio. Sin da piccoli i ragazzi, a detta del Papa, sono portati a considerare il matrimonio un’unione a tempo determinato, destinata quindi prima o poi ad essere sciolta, un qualcosa di non rilevante. Che senso ha infatti sposarsi se poi ci si deve separare? 

Meglio scegliere forme di convivenza alternative con meno responsabilità e meno problemi. Sembra quasi che matrimonio e divorzio assumano una sorta di automatismo, come se sia scontato che una famiglia debba per forza andare a rotoli. 

Quella che dovrebbe essere un’eccezione, ossia la fine di un matrimonio, sta diventando purtroppo una regola, complice anche una mentalità relativista che ha trasformato il divorzio in una sorta di diritto quasi da imporre per rientrare nei parametri fissati dall’omologazione culturale Paradossalmente lo Stato sembra metterci del suo, incentivando il divorzio stesso attraverso agevolazioni alla separazione. 

In un contesto del genere come pensare che i giovani possano comprendere la bellezza e il valore del matrimonio? Se lo Stato per primo si mette a partorire leggi che hanno come obiettivo, non quello di incoraggiare i giovani a sposarsi, quanto piuttosto di accelerare la rottamazione del matrimonio? 

In questo modo anche la famiglia diventa un oggetto da consumare finché rende felici e da buttare quando le condizioni che garantiscono la felicità sono venute meno. Ci sono situazioni particolari certo, non si può fare di tutta l’erba un fascio, però la cultura del provvisorio che sta dominando sempre di più la società contemporanea, figlia del relativismo più oltranzista e dogmatico, sta rendendo inutile ogni valore, dalla famiglia alla vita umana, assoggettando ogni scelta alle pulsioni dell’io che vengono prima di tutto, anche della tutela dei figli se necessario. 

Francesco ha ricordato come il primo miracolo Gesù lo abbia compiuto proprio nell’ambito di un matrimonio, le famose nozze di Cana, dove trasformò l’acqua in vino garantendo così il successo e la gioia della festa nuziale, a dimostrazione di quanto tenesse a quel solenne momento. 

Oggi ciò che manca non è il vino quanto piuttosto il coraggio di assumersi le responsabilità da parte dei giovani, spaventati dall’incapacità di costruire legami stabili e duraturi, ancora di più se figli di genitori separati. 

Come invertire questa tendenza? Per Francesco è necessario riscoprire la bellezza del matrimonio fra un uomo ed una donna come Dio ha voluto dal principio, perché è scritto nella Genesi “maschio e femmina li creò”. Una bellezza che però non deve ridursi unicamente al momento della celebrazione ma deve essere riscoperta in tutte le stagioni della vita; gli sposi insomma devono saper adattare il loro amore e riscoprire le ragioni dello stare insieme in ogni fase della vita, dalla giovinezza all’età più avanzata senza mai cedere alla rassegnazione, al pessimismo o alla stanchezza. 

Una sfida che oggi, nella società contemporanea, è davvero difficile pensare di poter vincere visto che tutto sembra marciare in direzione contraria. Anziché tutelare la famiglia fondata sul matrimonio ci si preoccupa di salvaguardare i diritti delle convivenze civili, delle coppie gay, di favorire il rapido ottenimento del divorzio. 

Tutte battaglie giuste se volete che dovrebbero essere abbinate però ad una forte ed incisiva azione di sostegno alle famiglie che, pur fra mille difficoltà decidono di costituirsi con il vincolo matrimoniale e lottano quotidianamente per restare unite. Famiglie che invece sembrano abbandonate al loro destino e quasi trattate come unioni di serie B. 

Addirittura la priorità sembra sempre più configurata sulle coppie omosessuali, le quali al di là del diritto alla felicità che rivendicano a buon titolo non possono essere considerate il problema principale da risolvere nell’ambito di politiche che dovrebbero essere in primo luogo orientate a favorire la natalità. 

Altrimenti si abbia il coraggio di affermare che la società contemporanea, laicista e relativista, non riconosce il valore del matrimonio e preferisce incentivare la cultura del provvisorio. Scelta legittima, ma almeno cadrebbe il velo dell’ipocrisia, l’ipocrisia di chi in nome della tutela dei diritti individuali ha finito per trasformare persino l’essere umano in un bene di consumo, usa e getta, in base alla regola che nulla è stabile, ma tutto può e deve cambiare per garantire il diritto alla felicità e al soddisfacimento delle pulsioni individualiste.
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