Nord Corea, lavori forzati ad americano per spionaggio: avrebbe confessato (con torture?)

29 aprile 2016 ore 14:44, Americo Mascarucci
Un americano di origine sudcoreana e' stato condannato in Corea del Nord a 10 anni di lavori forzati per sovversione e spionaggio. 
Lo riferisce l'agenzia giapponese Kyodo. 
Kim Dong-chul, 62 anni, era stato arrestato lo scorso 2 ottobre a Rason, nel nord-est del Paese prossima alla frontiera con Cina e Russia, dopo aver ricevuto da un'altra persona, secondo l'accusa, una chiavetta Usb contenente informazioni militari e nucleari nordcoreane riservate. 
A marzo, secondo una nota diffusa da Pyongyang, avrebbe confessato (ma la circostanza è molto dubbia visto che nel Paese si fa sistematico ricorso alla tortura) di aver tentato di rubare segreti militari e nucleari, in collaborazione con i sudcoreani. 
La detenzione di Kim arriva in un periodo di forti tensioni tra Washington e Pyongyang scaturite dopo una serie di test missilistici e nucleari. Inoltre a marzo un altro cittadino americano, lo studente Otto Warnier, era stato condannato a 15 anni di lavori forzati per aver rubato materiale propagandistico in un hotel di Pyongyang. 

Nord Corea, lavori forzati ad americano per spionaggio: avrebbe confessato (con torture?)
I nord coreani sono stati descritti come "uno dei popoli più brutalizzati del mondo", a causa delle severe restrizioni imposte alla loro libertà politica ed economica. Il sistema cambiò leggermente al termine degli anni novanta, quando la crescita della popolazione era particolarmente bassa. In molti casi, la pena capitale venne sostituita da punizioni meno severe.
In Corea del Nord sono tuttora presenti veri e propri campi di prigionia. Il 3 maggio 2011 Amnesty international ha reso pubbliche le immagini satellitari ad alta definizione dei campi di prigionia presenti nella nazione. Per ricostruire cosa accade al loro interno, Amnesty International ha raccolto le testimonianze di prigionieri politici ed ex guardiani riusciti a fuggire dal campo di concentramento di Yodok (nel nord est).
Secondo tali testimoni, i detenuti sono costretti a lavorare in condizioni che rasentano la schiavitù e sono frequentemente sottoposti a torture e altri trattamenti crudeli, disumani e degradanti e nella maggior parte dei casi essi hanno assistito a esecuzioni pubbliche. Amnesty International ritiene che i campi siano in funzione dagli anni cinquanta e che solo 30 persone siano state rilasciate dalla Zona rivoluzionaria di Yodok. Secondo la testimonianza di Jeong Kyoungil, ex detenuto a Yodok tra il 2000 e il 2003, circa il 40 per cento dei detenuti nella Zona rivoluzionaria di Yodok è morto di malnutrizione tra il 1999 e il 2011. Inoltre secondo Amnesty international in tali strutture non verrebbero forniti capi di abbigliamento e i prigionieri soffrirebbero i rigori di inverni assai freddi, spesso svolgendo lavori manuali estenuanti e al tempo stesso privi di senso.


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