Renzi a tutta conferenza stampa: "Se gli italiani bocceranno le riforme me ne vado"

29 dicembre 2015 ore 13:37, Americo Mascarucci
Matteo Renzi traccia un bilancio sostanzialmente positivo dell’azione di Governo nella conferenza stampa di fine anno.
Un Premier entusiasta del lavoro svolto sotto tutti i punti di vista. Naturalmente i temi economici hanno occupato il primo posto:
"Si diceva che l'Italia era in stagnazione perenne - attacca il Premier - se guardiamo dati vediamo che il segno più torna a crescere: era previsto lo 0,7% e siamo allo 0,8. C'è ancora molto da fare, ma dove eravamo un anno e 8 mesi fa?" - si domanda per poi aggiungere: "In Italia c'è un indice di fiducia spaventosamente alto: quello dei consumatori è a quota 117,6 mentre un anno fa era a 97,4. Si tratta di 20 punti di differenza e mostra un paese che si sta rimettendo in moto". 
"La legge di stabilità, che in molti criticano - attacca ancora - definendola tutta mance e mancette, investe denaro su settori come scuola, università, cultura, servizio civile".
Resta però il nodo dell'Europa che fino ad oggi ha imposto misure di rigore a tutti i paesi dell'eurozona, Italia compresa. Ma il Premier anche da questo punto di vista è fiducioso, fiducioso del fatto che a Bruxelles accolgano le richieste italiane sulla flessibilità "perchè l'Italia rispetta le regole, ma pretende rispetto"
Dai temi economici alle riforme il passo è breve. Si parla di legge elettorale e di Italicum, riforma che Renzi non esita a definire un "capolavoro parlamentare". A chi gli fa notare che, in base ai sondaggi attualmente in circolazione con l'Italicum il Pd rischi di perdere al ballottaggio contro il Movimento 5Stelle Renzi risponde: "Per me i sondaggi non sono un problema, non mi interessano ma sono convinto che noi vinceremo alle prossime politiche del 2018 al primo turno". Il che tradotto significa che la legge elettorale non si cambia. La vittoria del Pd al primo turno per Renzi è possibile, abituato come sottolinea lui stesso a sfide molto più difficili ed impegnative. "Ho preso un Pd che era al 25%" ha detto con riferimento ai risultati delle elezioni europee che hanno visto schizzare il partito al 41%. Quindi superare il 40% al primo turno scongiurando il ballottaggio per il Premier è una sfida che si dice pronto a raccogliere. 
Poi c'è la riforma costituzionale del Senato che porterà al superamento del bicameralismo perfetto ma che dovrà essere ratificata da un referendum popolare già previsto ad ottobre 2016. Renzi è convinto della fiducia degli italiani al punto da affermare: "Se perdo il referendum di ottobre allora considererò definitivamente conclusa la mia esperienza politica perché significherebbe aver fallito"
Renzi a tutta conferenza stampa: 'Se gli italiani bocceranno le riforme me ne vado'
Intanto in attesa delle politiche del 2018 ci sono alle porte le amministrative di primavera e le polemiche legate allo svolgimento delle primarie nelle città chiamate al voto, Roma su tutte. Pesa soprattutto la spaccatura del centrosinistra e la scissione di Stefano Fassina che ha dato vita ad un nuovo agglomerato politico alla sinistra del Pd: "Prendiamo atto che parte delle persone che erano con noi, come Sel e Sinistra italiana, non vogliono più stare con noi - ha detto Renzi - è una valutazione che compete loro. Se la sinistra ci ripensa e vuole partecipare alle primarie è benvenuta, altrimenti il Pd va con chi ci sta". Porte aperte dunque ma tutti sono utili, nessuno indispensabile, sembra voler chiarire il Premier.
Ecco quindi lo spinoso tema delle tasse: "È stato individuato un percorso Irpef, Irap, Ires e pensioni come asse di intervento ma non è serio dare adesso dettagli, perché non sono definiti - annuncia -  La discussione vera ci sarà nell' estate 2016".
Naturalmente non sono tutte rose e fiori, economia in risalita e riforme incassate. C'è anche il "nodo banche". Non si è ancora spento l'eco dei tentativi di sfiducia contro il Governo e il ministro Maria Elena Boschi in particolare: "Non c'è rischio sistemico, le banche italiane sono molto più solide di tante banche europee e non cambierei il sistema bancario con quello tedesco nemmeno sotto pagamento. Chi ha subito danni o è stato truffato deve sapere che lo Stato è dalla sua parte e noi faremo di tutto perché possa avere indietro quello che ha perso".
Non saranno richieste deroghe a Bruxelles per quanto riguarda le regole bancarie attuali: "Se ci sono questioni aperte le affronteremo senza chiedere alcuna deroga all'Unione europea. Le regole in vigore le applicheremo tutte, fino in fondo, compreso il ricorso alla Corte di Giustizia se riterremo che ci siano state violazioni delle condizioni di gioco per le banche italiane. In Italia ci sono state troppe banche, anche di paese, e in un modello europeo le banche di paese ce la fanno meno. Se vogliamo dare una mano, bisogna avere coraggio di dire che c'è bisogno del decreto sulle banche popolari".

Eppure in questi mesi le tensioni con la Germania non sono mancate ma Renzi non ci sta a passare per anti-Merkel o come colui che vuole opporsi ai tedeschi per partito preso. "L'Italia non dichiara la guerra al'Europa: noi chiediamo solo di far rispettare le regole a tutti. Chiediamo rispetto per l'Italia e chiediamo chiarezza. Ho uno splendido rapporto personale con la cancelliera Merkel, ma io rappresento l'Italia e vorrei che la stampa prendesse atto che quando parla il premier italiano non è necessario scrivere costantemente che si sta lamentando dell'Europa. Se con la cancelliera Merkel discutiamo di politica economica europea significa che ci stiamo confrontando su come rendere più forte l'Europa, obiettivo che ci unisce entrambi al di là delle inevitabili e spesso necessarie divergenze di vedute".
Renzi non si sottrae al confronto sulle cose non fatte come ad esempio la legge sulle unioni civili, con la mancata approvazione del contestato disegno di legge Cirinnà: "È un tema che divide - spiega - anche dentro il Pd ci sono molte divisioni, e ce ne sono anche dentro FI. Ma io dico che dobbiamo portarle a casa, e che il 2016 non può che essere l'anno chiave". Si profila dunque l'accordo Pd-5Stelle sul modello già sperimentato con l'elezione dei tre giudici costituzionali?
Altro tema caldo le critiche sui mancati obiettivi economici della spending review e la riforma della Rai.  "Con la spending - spiega - l'Italia ha fatto una riduzione di 12,3 miliardi sulla revisione dei ministeri, 5,4 miliardi sulle Regioni, 2 miliardi sulle Province e 1,2 sui Comuni. Rispetto alla Rai, poche volte ho visto Cda con così tanti giornalisti, se c'è una cosa che questa maggioranza parlamentare ha fatto è stato di dare la Rai a persone esperte e competenti". 
E infine ad "inquinare" la conferenza ecco una bella spruzzata di smog con le accuse di Beppe Grillo sull'aumento dei morti in Italia:
 "Non commento la strumentalizzazione dei morti che pare essere diventato uno sport. Siamo passati da piove governo ladro a non piove governo killer e questo nonostante l'Italia abbia ridotto le emissioni negli ultimi 25 anni".



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