Conferenza-Gentiloni. Sondaggio a sorpresa di Intelligo: il governo durerà

29 dicembre 2016 ore 15:55, Fabio Torriero
Dopo la conferenza di fine anno è cresciuta, tra i colleghi e gli addetti ai lavori, la percezione che il governo Gentiloni non cadrà molto presto e che forse, durerà fino alla conclusione naturale della legislatura. Del resto, la gestione di appuntamenti internazionali, come il G7 di Taormina, la costruzione di nuovi rapporti con la Ue (meno rigore, più flessibilità), e le problematiche internazionali ed economiche, rendono consigliabile la stabilità.
Sensazione confermata dal nostro sondaggio quotidiano, che ha registrato un’improvvisa inversione di tendenza rispetto a qualche settimana fa. Il 47% dei nostri lettori, ancora considera l’attuale esecutivo destinato ad andare a casa dopo la legge elettorale; ma è nettamente aumentata la percentuale degli italiani che la pensa diversamente: il 42% ritiene, infatti, che potrà continuare.

Molti i concetti espressi dal presidente del Consiglio oggi, durante il consueto appuntamento con i giornalisti: alcune parole chiave già utilizzate quando ha chiesto la fiducia alle Camere, tipo “lavoro ai giovani e impegno per il Sud”; alcune parole nuove, e soprattutto, un’atmosfera antica, tardo democristiana, quando la comunicazione, l’immagine e gli atteggiamenti dei premier e della politica in genere (per riflesso, pure quelli dei giornalisti), erano sobri, felpati, rassicuranti, concilianti, molto istituzionali, quasi soporiferi. Finita per sempre la stagione degli annunciatori? E’ presto per dirlo. Diciamo che per ora, Gentiloni ha inaugurato la fase nobile degli “argomentatori”, senza mai tradire un minimo gesto di stizza.

Conferenza-Gentiloni. Sondaggio a sorpresa di Intelligo: il governo durerà
Da un parte, ha ribadito che “il lavoro di Renzi non si cancella”, “che lui stesso ha condiviso le riforme costituzionali bocciate dal referendum del 4 dicembre… e che lui stesso è un socio fondatore del Pd di cui Renzi è il massimo esponente”; snocciolando i buoni numeri ereditati dal passato esecutivo (“l’economia cresce, è cresciuto il lavoro, sono diminuiti i disoccupati, la riforma del lavoro, il jobs act, è un’ottima riforma, abbiamo gestito al meglio flussi migratori consistenti”). Dall’altra, ha posto l’accento su nuove parole d’ordine: “Discontinuità, coesione sociale e politica”. Rivolgendo l’invito a 360 gradi, rete compresa.

E, poi dulcis in fundo, ha illustrato le priorità del futuro: governance del terremoto, sicurezza, terrorismo, G7, centralità del Mediterraneo, relazioni riarticolate con la Ue, apertura a Putin, nuovi scenari diplomatici, questione palestinese, universalizzazione delle tutele sociali, modifica dei voucher (argomento spinoso, su cui si giocherà l’eventuale referendum). A tutti è sembrata una vera e propria road map. Una piattaforma programmatica ben più ampia e ambiziosa, per un governo a tempo, legato esclusivamente alla riforma elettorale. Riforma che, comunque, dopo la sforbiciata della Consulta che ci sarà a fine gennaio prossimo, avrebbe comportato (come comporterà) un percorso parlamentare assai accidentato, e su cui Palazzo Chigi eserciterà unicamente una moral suasion. Il che tradotto dal politichese, vuol dire tanto tempo.

Furbizia felpata del premier? Alla domanda precisa sulla durata del suo governo ha risposto sornione: “Sono vincolato alla fiducia, ma credo nella stabilità”. Un’indicazione immediatamente stemperata (dopo qualche minuto) in perfetto stile centrista: “Anche se la stabilità non deve imprigionare la democrazia”…
Più (poco) chiaro di così. Ai posteri l’ardua sentenza.

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