I guru di internet rigorosi coi figli: da Steve Jobs a Bill Gates, tutti i no

29 febbraio 2016 ore 10:29, Lucia Bigozzi
Chissà quanti di noi hanno provato a immaginare il “regno” domestico dei guru delle nuove tecnologie, da Bill Gates a Steve Jobs. L’immagine naturale è quella di una casa dove tutto è nuove tecnologie, con strumenti sofisticatissimi per stare connessi col mondo 24 ore su 24 ma con formule e marchingegni sofisticatissimi e d’avanguardia. Insomma, una roccaforte estremamente social dove internet è l’elemento base attorno al quale ruota il menàge domestico. Un fortino del futuro, tanto per capirsi. Non è così e a prima vista potrebbe sembrare un paradosso. Tra vita virtuale e vita reale c’è una bella differenza anche per menti aperti sempre a nuovi traguardi come quella di chi ha inventato qualcosa destinato a cambiare abitudini, costumi, e forse anche modo di approcciarsi alle cose della vita. Nel bene e nel male. Il caso di Steve Jobs è emblematico da questo punto di vista. E se Bill Gates con la vicenda dell'eredità ha messo alla prova i figli chiedendo loro di dimostrare quanto valgono, Steve Jobs ha avuto un approccio analogo, nel solco del rigore educativo.

E torna di attualità un’intervista che il cofondatore di Apple, morto il 5 ottobre 2011 stroncato da un cancro, rilasciò un anno prima (nel 2010) al New York Times. Intervista pubblicata solo nel 2014 e che in un certo senso, ma interessante perché rivela la persona ancor prima che il businessman. Parlando dei figli disse così: “I miei figli non conoscono i dispositivi tecnologici. Noi abbiamo la necessità di limitare l’uso della tecnologia all’interno delle nostre case da parte dei nostri figli”. Tutti a chiedersi: ma cosa dice? Certo, dal ‘mago’ delle nuove tecnologie applicate al vivere quotidiano non te l’aspetto. Invece è così. La motivazione che si può rintracciare nelle parole di Jobs è per certi versi, semplice e al tempo stesso disarmante. Lui aveva la preoccupazione di non ‘chiudere’ i figli nel recinto virtuale, seppure sterminato, di internet. Soprattutto era preoccupato del mondo con cui i suoi figli sarebbero stati connessi nel mondo. In altre parole, vedeva il rischio di finire assorbiti in un meccanismo che se preso a dosi massicce avrebbe finito per diventare esclusivo, assolutistico, allontanandoli dalla realtà vera, fatta di gioie, sofferenze, prove della vita da affrontare usando la razionalità e mettendo in campo le doti personali. 

I guru di internet rigorosi coi figli: da Steve Jobs a Bill Gates, tutti i no
Non a caso in quell’intervista diceva metteva in guardia dall’isolamento sociale che internet poteva provocare in chi non è in grado, o fa fatica, di darsi uno stop. Quindi l’invito ai genitori come lui era quello di limitare “al massimo” l’uso dei social e delle piattaforme tecnologiche, proprio rivelando il suo atteggiamento di padre nei confronti dei figli. “I miei figli non conoscono i dispositivi tecnologici. Noi abbiamo la necessità di limitare l’uso della tecnologia all’interno delle nostre case da parte dei nostri figli”, sottolineò Steve Jobs al New York Times. Iphone, Ipad e tutto il resto, dunque, erano vissuti da Jobs come uno strumento senz’altro importante del nostro tempo, ma comunque da maneggiare con cura e del quale non abusare, specie tra i giovanissimi. E a rileggere oggi quelle parole, c’è da ritenere che forse, proprio quelle parole possano rappresentare una sorta di “testamento morale” un anno prima della sua morte. Non solo per i figli, ma per tutte le generazioni che verranno.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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